VENEZIA83 – GIORNO 3. “THE ROAD TO JERICHO”

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di Maria Antonella Pratali

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Con “The Road to Jericho”, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia, Amos Gitai torna a interrogare la storia del proprio Paese attraverso uno dei temi ricorrenti della sua cinematografia: il rapporto tra memoria, territorio e conflitto permanente.

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Regista, documentarista e intellettuale israeliano, Gitai ha da sempre uno sguardo fortemente critico verso le politiche del proprio governo e l’occupazione dei Territori palestinesi. Una posizione scomoda in Israele, che gli è costata censura, contrasti e, per lungo tempo, autoesilio. 

Con questo film Gitai rifiuta la semplificazione del conflitto e fa emergere le voci dell’una e dell’altra parte nel tentativo di preservare uno spazio di dialogo.

Gerico, città palestinese della Cisgiordania, è un luogo altamente simbolico nella storia recente del conflitto: negli anni Novanta fu, insieme a Gaza, al centro del primo accordo israelo-palestinese, che sembrava aprire la strada al processo di pace, finché Rabin non fu ucciso. 

Lungo la strada da Gerusalemme a Gerico si trova la scuola di Khan Al-Ahmar, attorno a cui sorge un piccolo villaggio beduino. La scuola, costruita con terra e pneumatici, permette ai bambini di istruirsi senza dover percorrere grandi distanze, ma il governo israeliano sembra in procinto di abbatterla.

I bambini che la frequentano rappresentano il futuro della Palestina, ciò che Israele vuole cancellare. Di fronte a questo, la memoria di Rabin, che Gitai recupera nel documentario, sembra lontanissima, perché in quel momento esisteva ancora la volontà di dare una possibilità alla pace.

Il film porta sullo schermo la collisione fra quel passato e il presente, ma a tratti si dilata inutilmente in un andamento elegiaco-contemplativo che finisce per essere un limite.

Le citazioni di poeti e filosofi inserite nel documentario rischiano di apparire come un elemento che impedisce di vedere la realtà attuale per quella che è.

E colpisce soprattutto che nel suo tentativo di ricreare uno spazio per il dialogo, pure indispensabile, Gitai sorvoli sui massacri sistematici, lasciando fuori campo una parte essenziale della tragedia che vuole raccontare.

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