VENEZIA83 – GIORNO 3. “THE BASICS OF PHILOSOPHY”

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A quarantaseianni dall’uscita del film che lo rese famoso, American Gigolo, Paul Schrader sbarca a Venezia con il suo nuovo lavoro da regista, The basics of Philosophy (I principi della filosofia), opera interessante che scava nell’animo umano per metterne in luce la doppia natura, l’intreccio di istinti e di razionalità.

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Il titolo richiama le grandi domande che da sempre l’uomo si pone per cercare di capire sé stesso e che costituiscono il tortuoso sviluppo del pensiero filosofico: l’uomo può cambiare? I valori morali da che cosa dipendono? E il perdono può cancellare una colpa?

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Calando questi quesiti esistenziali nella quotidianità di un professore universitario, il film The basics of Philosophy mostra come la razionalità che governa le nostre vite possa essere messa in discussione dal prorompere di un istinto più forte della volontà. Se poi l’azione che ne consegue va contro i valori morali della società in cui siamo cresciuti, ecco allora che subentra il senso di colpa che condizionerà l’intera vita di un individuo.

In conferenza stampa Paul Schrader, che a suo tempo aveva firmato anche la sceneggiatura di Taxi Driver,  ha dichiarato: “Sono cresciuto secondo la tradizione calvinista olandese e, sapete, Freud diceva che si è già programmati all’età di cinque o sei anni. Non importa quanto veloce tu corra, non riesci a sfuggire alla tua infanzia”.

L’influenza di insegnamenti basati sulla predestinazione e sul senso di colpa riemerge nelle opere di questo regista che con The Basics of Philosophy porta sullo schermo un film costruito su svolte narrative non scontate e che fino all’ultimo lascia lo spettatore in una situazione di incertezza su quale epilogo potrà avere la storia di un passato mai rimosso che dopo tanto tempo ritorna per condizionare il futuro del protagonista e delle persone a lui piu vicine. 

Forse la parte meno riuscita dal punto di vista cinematografico resta quella dell’inserimento di scene che richiamano le teorie filosofiche del passato e che si traducono visivamente con le lezioni in aula del professore e la scrittura di un saggio su Spinoza accompagnata da una voce fuori campo. Non che non siano interessanti e utili allo spettatore per meglio comprendere il pensiero che sta alla base del film. ma talvolta appaiono un po’ troppo frammentate e didascaliche. L’immmaginario incontro con la figura del filosofo Spinoza poi risulta quasi imbarazzante.

Al netto di queste ultime considerazioni, The Basics of Philosophy resta un buon film, che rimane in testa e fa riflettere, che ci mette di fronte all’eterno e irrisolto quesito del “libero arbitrio”. 

Se l’etica di Spinoza, vissuto nel XVII secolo, in parte richiama lo Stoicismo e affronta la necessità di organizzare la società secondo principi di razionalità, il pensiero contemporaneo non può prescindere dal contributo freudiano che all’aprirsi del XX secolo ci ha reso consci del fatto che “l’Io non è padrone in casa propria”.

Come conciliare queste due esigenze, quelle dell’Io, di quel che sentiamo nel profondo,  e del Noi, ciò che dobbiamo essere per rispetto dell’Altro, è quello che siamo chiamati a fare ogni giorno, più o meno consapevolmente.

Paul Schrader, con il suo film, usa la filosofia per quello che dev’essere: una guida esistenziale.   Per farlo porta sullo schermo un caso estremo, un gesto destinato a condizionare la vita di chi lo ha commesso e di chi lo ha subito, lasciando a ciascuno di noi il giudizio personale e morale sull’agire dei vari personaggi coinvolti nella storia.

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