AL CINEMA PER VOI. “ODISSEA”: l’Ulisse di Nolan fra mito e modernità

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Un film non è un manuale di storia e l’Odissea è un racconto dove la fantasia si intreccia con il mito. Con questo approccio si può guardare il film di Nolan senza star troppo lì a puntare il dito sulle libertà che il regista si è preso scegliendo un’Elena di Troia dalla pelle nera o dimenticando per strada Nausicaa e la risposta a Polifemo, “Nessuno è il mio nome”, che un suo significato pur l’aveva, simbolo dell’intelligenza umana che sconfigge la forza bruta della natura. Almeno così così ci era stato insegnato a scuola.

Allora che cosa aspettarsi dal nuovo film di Nolan? Coinvolgimento, emozione, spettacolo. E un messaggio, sì, anche un messaggio perché un regista come lui scrive e dirige le sue opere per comunicare qualcosa. 
Odissea” risponde a queste aspettative? Sì, ma…

I “sì” sono rappresentati dalle bellissime inquadrature che rendono epico il racconto, notevole l’impatto visivo del cavallo sulla spiaggia, di Troia in fiamme, delle barche nel mare in tempesta, di Ulisse nell’Ade. Sequenze che rimarranno nella nostra memoria, come sono rimaste certe immagini di Dunkirk (2017). D’altronde Nolan in questo è maestro.  

Anche le emozioni sono garantite, con un’alternanza di scene d’azione e momenti più privati che, grazie alle ottime interpretazioni di Matt Demon, Anne Hathaway, Robert Pattison e Charlize  Theron, fanno emergere a poco a poco ciò che con il film il regista vuole trasmettere, al di là del divertimento e della spettacolarità.

Ulisse ci viene presentato come un personaggio moderno che guarda al suo mondo come noi guardiamo al nostro. Dalle sue parole traspare il rammarico per la fine di un’era, quella in cui le relazioni fra gli uomini erano basate su leggi di convivenza rispettate da tutti, sulla fiducia reciproca, un’epoca che guardava ai suoi eroi per ciò che di grande avevano compiuto. Aver aperto la strada a una realtà nuova dove tutto è possibile, anche l’inganno, dove l’astuzia prevale sull’onore, la menzogna sulla parola data, la ferocia della vendetta sui valori morali, lo fa sentire responsabile delle conseguenze che ne deriveranno.

Il personaggio che vediamo sullo schermo è un uomo che attraverso l’esperienza della guerra e guardando agli effetti che essa ha avuto sulle persone, sulla sua stessa patria e famiglia, diventa consapevole delle proprie azioni e sente tutto il peso di ciò che “l’idea di un solo uomo” può generare, al di là delle sue intenzioni. Troviamo in questo Ulisse un tratto comune con Oppenheimer (2023), l’uomo moderno che si interroga sul risultato delle sue azioni. 

(https://canavesanoedintorni.it/visti-o-rivisti-per-voi-oppenheimer-trionfo-e-caduta-raccontati-da-christofer-nolan/).

Nell’aver messo in evidenza gli aspetti positivi che fanno di “Odissea” un film da vedere, restano i “ma…” su cui si innestano alcune perplessità: l’eccessiva durata e “fisicità” di certe scene, mirate al pubblico che cerca soprattutto la spettacolarità, e l’aver trasformato il povero Agamennone in una specie di guerriero spaziale, scelta di cui sfugge del tutto la ragione.

Un interessante confronto resta comunque quello con il film “Itaca. Il ritorno” (2024) di Uberto Pasolini, con Ralph Fiennes e Juliette Binoche, commentato a suo tempo nel podcast di “Un caffè al cinema”:

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