AL CINEMA PER VOI. “DISCLOSURE DAY” di Steven Spielberg

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di Maria Antonella Pratali

Se ricordate i capolavori “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e “E.T. l’extraterrestre”, vi conviene metterli da parte prima di vedere questo film.

Vediamo di che cosa si tratta. È un film di fantascienza? Sì. È un’opera ambiziosa, che affronta temi brucianti e attuali come la disinformazione, i segreti governativi, la terza guerra mondiale? Ancora sì. È un capolavoro? Decisamente no.

Ma vediamo perché, ripercorrendone sinteticamente la trama.

Mentre il mondo è sull’orlo della terza guerra mondiale, negli Stati Uniti lo specialista in sicurezza informatica Daniel Keller (Josh O.Connor) ruba un dispositivo di origine extraterrestre e alcuni file riservatissimi che documentano contatti tra umani e alieni avvenuti a partire dal 1947, quando un presunto UFO precipitò nella regione di Roswell.

Sulle sue tracce si lancia Noah Scanlon (Colin Firth), amministratore delegato della Wardex Corp., un’azienda privata che collabora con il governo americano. Scanlon coinvolge l’FBI e ricorre a ogni mezzo per fermare Keller.

Lo scopo è evitare che l’umanità venga a conoscenza dell’esistenza degli extraterrestri e dei rapporti intrattenuti con loro, nel timore che una simile rivelazione destabilizzi gli equilibri politici, sociali e religiosi del pianeta.

Il regista utilizza questo scenario come metafora del rapporto tra potere e verità nel mondo contemporaneo: fake news, propaganda, manipolazione dell’informazione e controllo del consenso diventano così il cuore del film, più della presenza aliena. 

Spielberg sa ancora costruire tensione e spettacolo, grazie anche ai molti effetti speciali. L’interpretazione di Emily Blunt e di Colin Firth sono di alto livello, la fotografia di Janusz Kaminski non si smentisce. Non si può dire altrettanto della sceneggiatura di David Koepp, che si presenta a tratti farraginosa e lacunosa. 

Alcuni personaggi risultano più funzionali alla trama che realmente sviluppati, riducendo il coinvolgimento emotivo degli spettatori rispetto ai migliori film del regista. 

Anche i temi centrali, pur estremamente interessanti, non vengono sviluppati e approfonditi come meriterebbero, nonostante i 145 minuti a disposizione.

Rimangono però alcuni tratti tipicamente spielberghiani: il messaggio di pace, l’invito all’empatia e il rifiuto della logica-illogica della guerra, che ci vuole nemici di chi non conosciamo. Il film ci esorta ad alzare lo sguardo per ri-scoprirci appartenenti a un’unica razza. Lascia infine la speranza di non essere soli, e di farci trovare pronti ad accettarlo.

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