di Pier Giorgio Maggiora
Nelle recentissime elezioni comunali ha trionfato il
«civico» Luca Ballerini (pare diventato una calamita)
superando al ballottaggio Marilena Griva, una
rappresentante di gran parte di quello che viene definito
il «campo largo». Un candidato sostanzialmente
centrista, sostenuto trasversalmente sia da sinistra sia
da destra, senza simboli di partito (condizione senza la
quale forse non avrebbe vinto), ha avuto la meglio su
una docente e figura già attiva in politica, con un
passato da assessore e da vicesindaco.
Quest’ultima era supportata da una coalizione
articolata, espressione delle varie anime del Partito
Democratico, di Alleanza Verdi Sinistra, oltre a gruppi
civici. Lei a differenza del rivale non è uscita dal Pd,
anzi lo ha rappresentato. anche se non è più un partito
armonico; penetrante sì, ma a cui i propri ideali non
sono del tutto chiari.
Il futuro della città si è quindi deciso in un confronto
diretto tra due candidati provenienti da schieramenti
progressisti, non tanto per pregio della sinistra ma più
per colpa o demerito della destra.
Al primo turno, del 24-25 maggio 2026, Luca Ballerini
(diciamo di centrosinistra) ha ottenuto il 34,67 (2.949
voti), e Marilena Griva (esplicitamente di sinistra) il
30,18% (2.567 voti). Il centrodestra che ha proposto la
candidatura di Alessia Zaio, si è fermato al 23,47%

(1.997 voti), mentre la lista civica di Alessandro
Deangelis ha conquistato l’11,68% (994 voti).
Luca Ballerini è stato supportato dal Centro Riformista
(6,12%) e dalle liste civiche Valenza Futura(15,13%) e
Valenza Bene Comune (10,7%). Marilena Griva, invece,
ha potuto contare sull’appoggio del Partito Democratico
(19,3%), di Alleanza Verdi e Sinistra (2,5%), della lista
Ermes Gatti (6,9%) e della lista Orizzonte Valenza
(1,8%).
Nelle altre candidature, Alessia Renza Zaio è stata
appoggiata da Fratelli d’Italia (11,1%), Forza Italia
(7,8%), Lega (4%) e Progetto Valenza (1,9%), mentre la
lista Alessandro Emilio Deangelis è stata appoggiata da
Lista Deangelis (10,1) e La Città che Vogliamo (2,1%).
Qualche curiosità sui consiglieri più votati: 255 voti per
il medico Ermes Gatti che ha sostenuto Griva, 210 voti
per Alberto Lanza che faceva parte della lista di
Ballerini; 190 per Davide Varona (Pd) e 142 per Viviana
Colombo di Valenza Futura.
Il giorno successivo ai risultati del primo turno
elettorale, a Valenza si respiravano emozioni
contrastanti. Da un lato c’era la soddisfazione di Luca
Ballerini e Marilena Griva, i due candidati sindaci che si
sarebbero affrontati nel ballottaggio previsto per il 7 e 8
giugno. Dall’altro, l’amarezza, più o meno evidente, di
Alessia Zaio e Alessandro Deangelis, esclusi dalla
competizione. Zaio rappresentava l’amministrazione
uscente e il centrodestra (Forza Italia, Fratelli d’Italia e
Lega) che, probabilmente sbagliando tattica e
valutazione delle altre forze in campo, aveva ritrovato
troppo tardi la sua unità dopo mesi di tensioni interne.
Per Deangelis, invece, sostenuto da due liste civiche,
pronto a creare scompiglio, non è stata proprio una
sconfitta ma una incoraggiante conferma .
Al ballottaggio dell’8 giugno 2026, senza
apparentamenti, Il verdetto delle urne è poi stato netto:
3.816 voti (il 53,62%) per Ballerini contro i 3.301 (il
46,38%) di Griva. Luca Ballerini diventava così il nuovo
sindaco di Valenza e per la prima volta, la città aveva
scelto una figura al di fuori dei tradizionali schieramenti
di centrodestra e centrosinistra. Un voto
particolarmente singolare, un esito politico che va
preso con le molle, arrivato a conclusione di un
mandato precedente segnato da accese tensioni
politiche e da una competizione che, nonostante le
aspettative, si è rivelata meno equilibrata del previsto.
Questo risultato rappresenta il culmine di un percorso
caratterizzato da un’opposizione istituzionale rispettosa
e costruttiva nel ruolo di minoranza, accompagnato
dalla creazione di una coalizione civica insieme alle
liste Valenza Futura e Valenza Bene Comune, in
alleanza con il Centro Riformista. Dall’altra parte, il
Partito Democratico che ha scelto come candidata un
esponente della vecchia guardia, sostenuta anche da
AVS, dalla Lista Ermes Gatti e da Orizzonte Valenza.
Fuori dai giochi, così come dal consiglio comunale, è
rimasto il sindaco uscente Maurizio Oddone, che ha
vissuto una seconda fase del suo mandato
caratterizzata da iniziative sopra le righe. Il tentativo
dell’ultimo minuto di unire l’elettorato di centrodestra
attorno al nome di Alessia Zaio non è bastato per
ricompattare un fronte diviso che si è clamorosamente
inceppato; evidentemente segnato da problematiche
interne e non estraneo a episodi di cambi di
schieramento. Tuttavia, se una parte considerevole dei
votanti che avevano votato centro destra cinque anni fa
si è spostata sul centrosinistra è proprio perché sono
stati delusi da chi ha governato la città. Poiché gli
elettori di quel campo sono senz’altro più a destra dei
loro dirigenti.
Per capire l’importanza di questo risultato, vale la pena
richiamare la precedente tornata elettorale: allora, il
sindaco oggi uscente, Maurizio Oddone, vinse per un
soffio al ballottaggio con il 50,14% dei consensi. La sua
affermazione fu possibile grazie all’appoggio della
coalizione formata da Lega Salvini Piemonte, Fratelli
d’Italia e Forza Italia.
Dall’altra parte, Luca Ballerini, sostenuto all’epoca da
Partito Democratico, Valenza Futura, Valenza Bene
Comune e Italia Viva, si fermò al 49,86%, con una
differenza minima che testimonia quanto fosse diviso
l’elettorato valenzano e quanto ogni singolo voto
risultasse determinante per il risultato finale.
Questa tendenza al ribaltamento delle dinamiche degli
schieramenti non è una novità per Valenza. Già in
passato si era dimostrata una realtà capace di andare
oltre le etichette partitiche tradizionali – dalle falci e
martello ai garofani o agli scudi crociati – con un
comportamento elettorale spesso divergente rispetto
alle elezioni politiche tenutesi appena pochi mesi prima.
I valenzani hanno molte volte scelto figure dalla
spiccata personalità, attribuendo più valore alla qualità
individuale dei candidati e al loro operato che non al
«colore politico» di appartenenza.
Non è un caso che in alcuni periodi la città sembrasse
quasi un’enclave dell’Emilia «rossa», registrando
percentuali elevate per la sinistra. Tuttavia, a un’analisi
più attenta emerge chiaramente come siano stati il
merito e la persona a fare quasi sempre la differenza
nelle urne.
Oltre le polemiche, i discorsi e le analisi di varia natura,
oggi si tende a trascurare un dato fondamentale: Luca
Ballerini è diventato sindaco di Valenza con l’appoggio
di appena il 24% degli aventi diritto al voto. Ancora più
bassa è stata la percentuale di consensi ottenuti da
Marilena Griva. A Valenza, gli aventi diritto al voto erano
16.114. Di questi, circa 9.000 (meno della metà della
popolazione totale) non si sono recati alle urne nel
ballottaggio, non esercitando il proprio diritto di
partecipazione. Questo rappresenta il vero grande
problema, non solo per Valenza ma in generale:
l’astensionismo diffuso con la caduta dell’interesse
politico e delle appartenenze culturali e ideologiche.
Abbiamo ormai due poli scassati che raffigurano in
modo bizzarro la protesi della sinistra e la protesi della
destra.
Mentre i seggi del ballottaggio erano ancora aperti, tra i
dirigenti del Partito Democratico, che avevano sognato
la presa di Palazzo Pellizzari, già serpeggiava un certo
scoramento. L’obiettivo del centrosinistra di
conquistare Valenza si è infranto contro un candidato
civico che si è rivelato, paradossalmente, il più politico
di tutti. Luca Ballerini è riuscito ad attrarre consensi
trasversali, puntando tutto sulla propria immagine
personale e contando su adeguate risorse a
disposizione. Al contrario, il cosiddetto «campo largo»
guidato dal PD si è trasformato in un vero e proprio
campo minato, incapace di ottenere il consenso
necessario per prevalere; lontano da una certa sinistra
sociale e anticapitalista, di contrasto e di alternativa.
Anche se, generalmente, in questi piccoli centri vince il
candidato con più conoscenti e più clienti, la politica
nazionale non conta quasi nulla.
Il medico cardiologo di 45 anni, Ballerini, vicesindaco e
assessore ai Lavori pubblici nella giunta Barbero dal
2015 al 2020 ha affermato di essere una figura nuova,
così come l’ex insegnante di 65 anni, Griva, maestra
elementare e già assessora e presidente del Consiglio
comunale, vicesindaco nella giunta di Gianni Raselli dal
2005 al 2010, dichiarava di esserlo.
Il sindaco uscente, Maurizio Oddone, rappresenta
l’escluso di maggior rilievo. Con molta probabilità, egli
ha pagato per errori non suoi e per l’incertezza e le
ambiguità del Carroccio, qualcosa di profondamente
diverso dalla rivoluzione annunciata sei anni fa.
Anche Alessia Zaio sembra essere stata la vittima di un
«fuoco amico», colpita da forze politiche che non le
appartenevano, come Fratelli d’Italia e Lega; è stata
anche insufficientemente supportata dal suo partito,
Forza Italia. Gli esponenti del centrodestra valenzano
sono andati a cacciarsi in un duello rusticano pre-
elettorale senza logica. Ora molti tacciono, fanno finta
di niente, per non rischiare: è il baratto della coerenza
con la convenienza.
A proposito sono significativi i dati sulle preferenze
assegnate al singolo candidato sindaco: Ballerini guida
la classifica con 641 voti, segue Griva. con 355,
terza con 184 l’assessore uscente ed esponente di
Forza Italia Alessia Zaio e quarto Alessandro
Deangelis con 101 voti di preferenza.
La recente formazione della nuova squadra
amministrativa che accompagnerà il sindaco Luca
Ballerini nel governo di Valenza per i prossimi cinque
anni si configura, fin da subito, come una scelta carica
di significato, evidenziando una chiara volontà di
distacco rispetto alle dinamiche del passato.
A esclusione del primo cittadino, che porta nel nuovo
esecutivo il bagaglio di esperienza accumulato nel suo
precedente ruolo di vicesindaco e assessore durante il
mandato di Barbero, la giunta si distingue per
l’introduzione di un gruppo quasi interamente
rinnovato. Una lieve eccezione a questa netta impronta
di rinnovamento è rappresentata dalla figura di
Massimo Temporin, ex dirigente, proveniente ora dalla
giunta di San Salvatore Monferrato, il cui contributo
porta con sé una continuità significativa.
L’assetto della nuova amministrazione si manifesta
attraverso una distribuzione articolata delle deleghe tra
i suoi membri. Andrea Soban assume la carica di
vicesindaco e si occuperà di molteplici settori cruciali
tra cui commercio, attività ludiche e culturali, turismo,
decoro urbano, rapporti istituzionali con il consiglio
comunale, viabilità e sicurezza cittadina.
Viviana Colombo guiderà, invece, un insieme variegato
di deleghe che spaziano dalle politiche per l’infanzia
alla gestione dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia,
fino all’associazionismo e al volontariato. A lei sono
anche affidate le politiche sociali e abitative, così come
i temi legati alla famiglia, alle pari opportunità, alle
questioni di genere e al benessere degli animali.
Un altro tassello significativo è rappresentato da Marco
Zunino, il quale sarà responsabile per ambiti innovativi
e di forte impatto comunitario come la pubblica
istruzione, le politiche giovanili, lo sport e la disabilità.
Tra le sue competenze figurano inoltre
l’informatizzazione dei processi amministrativi,
l’intelligenza artificiale, la gestione delle frazioni
periferiche, l’integrazione sociale, la farmacia comunale
e i servizi sanitari.
Diana Silvia Ponzone avrà un ruolo strategico nella
supervisione delle attività legate al bilancio comunale e
alla programmazione economica, oltre a gestire gli enti
partecipati. Per quanto riguarda Massimo Temporin, la
sua esperienza pregressa lo rende una figura cardine
nell’amministrazione delle deleghe relative a
urbanistica, ecologia e ambiente. Sue sono anche le
responsabilità in ambiti come trasporti pubblici,
protezione civile, agricoltura e attività legate a caccia e
pesca.
Per quanto riguarda il sindaco Luca Ballerini, egli ha
deciso di mantenere sotto la propria direzione alcuni
settori nevralgici per il funzionamento della macchina
amministrativa. Tra questi spiccano gli affari generali e
legali, la gestione del personale, la polizia municipale e i
lavori pubblici. Al contempo, il primo cittadino avrà un
ruolo chiave nelle politiche per lo sviluppo delle attività
produttive, il distretto orafo e la formazione
professionale e accademica. La cultura e i rapporti con
le università completano questo ampio spettro di
responsabilità.
Nel complesso, l’amministrazione guidata da Luca
Ballerini si presenta come una squadra eterogenea,
caratterizzata da competenze variegate e una forte
apertura verso settori nuovi e strategici per la vita
cittadina. Attraverso un approccio che combina
innovazione tecnologica, inclusione sociale e impegno
per la sostenibilità ambientale, questa nuova
compagine politica sembra voler tracciare una strada di
cambiamento netto rispetto al passato. Tale
orientamento potrebbe portare a una gestione più
moderna ed efficace delle sfide che la città di Valenza si
trova ad affrontare nei prossimi anni.
Dopo questa consultazione elettorale e all’insediamento
della nuova giunta, si teme che si stia assistendo alla
fine di un ciclo, quello della Lega, il partito più longevo
d’Italia. Un movimento che, nel corso degli anni, ha
attraversato numerose trasformazioni, spesso
turbolente, ma mai prima d’ora si era trovato in una
situazione tanto incerta. Sul versante più moderato, con
un aplomb abitualmente democristiano, anche Forza
Italia inizia a vacillare. I tentativi di rinnovamento, di
ridefinire l’identità e di imprimere nuova energia
appaiono troppo timidi per invertire la rotta.
Di fronte a questa disfatta in una situazione di stallo e
disorientamento, nei due partiti locali alleati da tempo ci
si interroga con preoccupazione: e adesso? Come si va
avanti?
Ma era davvero realistico immaginare che Valenza
potesse, all’improvviso, passare a un governo di
«centrosinistra» dopo la leadership leghista di Maurizio
Oddone vagamente appoggiato dalla destra bollata
come «reazionaria e fascistoide»? Probabilmente no.
Anche se ormai in questo paese centrodestra e
centrosinistra sono quasi la stessa cosa, mentre
appaiono sempre più grottesche certe ideologie del
secolo scorso, soprattutto poiché non è possibile
ormai che la pratica del governo locale sia in grado di
imprimere certe svolte e incidere realmente nei
problemi reali del popolo che vuole soprattutto
sicurezza, libertà e coraggio. Per far questo non serve
votare, bisogna pregare.
Valenza sta attraversando un periodo complesso,
segnato soprattutto dalle sfide di un distretto orafo
sempre più influenzato dalla competizione con i grandi
marchi. Questo polo produttivo rappresenta un
intreccio di eccellenze e problematiche, ma nonostante
le difficoltà del contesto economico generale, riesce a
restare operativo, e lo fa con risultati tutt’altro che
negativi.


