IN LIBRERIA PER VOI. “FOX” di Joyce Carol Oates

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di Maria Antonella Pratali

Molti di noi ricordano il film di Peter Weir “L’attimo fuggente”, in cui un indimenticabile Robin Williams impersona il carismatico Professor Keating, amatissimo dagli studenti e inviso al preside per la sua didattica anticonformista. Ora immaginiamo il suo gemello diverso, il Professor Fox, altrettanto carismatico, amatissimo dagli allievi e dall’intero microcosmo che ruota attorno alla scuola d’eccellenza Langhorne Academy. Ma se tutti noi vorremmo poter avere il ricordo di un insegnante come Keating, nessuno vorrebbe mai per i propri figli e figlie un Professor Fox. 

Chi è, dietro le apparenze, “Fox”, il protagonista dell’ultimo romanzo di J.C. Oates (ed. Nave di Teseo)?
Lo stimato insegnante è, in realtà, una personificazione del Male, che per nascondersi si ammanta di luce e rispettabilità; strategia di tutti i pedofili, che approfittano della propria autorità all’interno di spazi apparentemente protetti: scuole, famiglie, comunità sportive o religiose. Mr. Fox conquista l’ammirazione e l’affetto di tutti, nonché l’amore delle sue piccole allieve, che ricordano a Fox le modelle predilette di Balthus, bellezze trasognate e inconsapevoli.

La sua morte, annunciata fin dai primissimi capitoli, dà avvio a un’indagine che cerca di stabilire se si sia trattato di un tragico incidente o di un omicidio. Intorno a questo interrogativo il romanzo ricostruisce gli ultimi tempi trascorsi alla Langhorne Academy, facendo emergere lentamente la rete di relazioni, silenzi, complicità e omissioni che ha consentito a Fox di esercitare il proprio potere. Solo nelle ultime pagine il mistero trova una soluzione, mantenendo alta la tensione narrativa per oltre settecento pagine. 

L’autrice statunitense, che ha compiuto da poco ottantotto anni, ha pubblicato un centinaio di libri. Nonostante la varietà degli argomenti, si possono individuare alcuni fili conduttori, tra i quali la violenza, il rapporto tra autorità e manipolazione, l’ipocrisia della famiglia borghese che si nasconde dietro le apparenze, la condizione femminile e le derive dell’ego maschile. Il thriller psicologico “Fox” intreccia tutte queste tematiche e ne aggiunge altre, adottando di volta in volta il punto di vista dei numerosi personaggi.

Mentre in “Lolita” di Nabokov la prospettiva è solo quella di Humbert Humbert (l’abusante), in “Fox” viene data voce a tutti coloro che con lui, in vario modo e misura, hanno a che fare, anche e soprattutto le vittime. Ci si aspetterebbe che questa pluralità di punti di vista basti a smascherare il protagonista. Accade invece il contrario: Oates mostra con grande lucidità come il carisma e il desiderio collettivo di non vedere riescano a neutralizzare ogni sospetto. Tutto contribuisce a creare una rete che protegge Mr. Fox e rende possibili i suoi crimini. È una dinamica che travalica la vicenda narrata e riguarda ogni forma di potere fondata sul prestigio personale.

In fondo è lo stesso meccanismo per cui, in assenza di senso critico, si finisce per credere al politico carismatico che manipola, mente e costruisce il consenso facendo leva sul fascino della propria immagine. E che infine trionfa alle urne. 

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