di Pier Giorgio Maggiora
Le colline di Valenza ospitano una serie di splendide
ville, costruite tra il Seicento e il Novecento, che hanno
rappresentato brillanti esempi di rifugi estivi o
residenze permanenti per le famiglie più benestanti
della zona. Queste dimore, caratterizzate da ampie
dimensioni e un comfort elevato, sono immerse nella
natura rigogliosa, adornate da vasti parchi e
posizionate in punti panoramici che offrono viste
mozzafiato.
Tali proprietà continuano a costituire una parte
significativa del patrimonio architettonico della città;
alcune di esse, tuttavia, sono state dimenticate nel
tempo, mentre altre vengono custodite con affetto,
come testimonianze preziose di un’epoca passata.
In diverse puntate, vi racconteremo la storia e l’aspetto
di alcune di queste affascinanti dimore.
La Villa Astigliano, precedentemente conosciuta come
Villa Ceriana, è un magnifico esempio di residenza di
campagna situata a pochi chilometri dal centro storico.
Questa elegante dimora si trova a metà strada tra
Valenza e Valmadonna, e il suo nucleo originario risale
al Settecento. È solo alla fine dell’Ottocento, tuttavia,
che la villa assume l’aspetto attuale, grazie
all’intervento dell’ingegnere idraulico e architetto civile
Carlo Ceppi (Torino 1829-1911), incaricato dei lavori dal
nuovo proprietario Francesco Ceriana. La famiglia
Ceriana aveva profonde radici a Valenza ed era nota sia
per le sue filande di seta nell’alessandrino e in
Lomellina, sia per l’omonimo istituto bancario.
Nel 1917 la proprietà fu ereditata da Maria Ceriana
Mayneri; passò poi a Elena Ceriana nel 1941 (coniugata
con Alberto Badini Confalonieri) e successivamente, nel
1948, al figlio Vincenzo Badini Confalonieri, fino a
giungere nel 1987 ai suoi discendenti.
La struttura è caratterizzata da un ingresso quadrato, da
una doppia fila di archi che delimitano il cortile e da
ricche decorazioni nelle volte. Spicca per la sua
eleganza lo scalone d’onore, realizzato con raffinata
maestria artigianale e adornato dai ritratti degli antenati
di famiglia; lo scalone conduce al piano nobile, dove si
trova la biblioteca. Adiacente alla villa sorge una
graziosa chiesetta consacrata alla Vergine, all’interno
della quale si può ammirare una Via Crucis
monocromatica, opera del pittore Paolo Gaidano
(Poirino 1861 – Torino 1916), che aggiunge ulteriore
fascino e spiritualità all’intero complesso architettonico.
Questa affascinante residenza rimane ancora oggi
immersa in un parco generoso per dimensioni e
bellezza vegetale, arricchito da alberi secolari di
notevole pregio.
Villa Pastore sorge a pochi chilometri da Valenza,
lungo la strada Doglia-San Zeno, nel tratto compreso tra
Valenza e Pecetto. Fu costruita tra il 1835 e il 1845
dall’ingegnere Pietro Antonio Pastore su un sito che si
ritiene potesse ospitare una struttura precedente, di cui
però non rimangono tracce certe.
La dimora ottocentesca, concepita nelle forme di un
piccolo castello con torri ottagonali e articolata in due

corpi separati (quello padronale e il rustico), conserva
ormai pochissimo del suo antico splendore, tra cui
tenui tracce di decorazioni murali. La villa era al centro
di una vasta tenuta agricola vocata alla produzione
vinicola, unendo la funzione residenziale a quella
produttiva.
Oggi, tuttavia, a mantenerne viva la memoria sono
soprattutto i racconti e le leggende cresciuti attorno al
suo nome. Tramandate in versioni diverse, queste
storie hanno ammantato Villa Pastore di un alone
oscuro, alimentando la credenza che fosse teatro di
fenomeni inquietanti. A questo immaginario hanno
contribuito veri lutti familiari — come la scomparsa
prematura di alcuni membri della famiglia Pastore
nell’Ottocento —, i quali, sovrapponendosi al degrado
del luogo, hanno dato vita a un fitto folklore locale.
Dopo vari passaggi di proprietà, la villa rimase abitata
fino al secondo dopoguerra e venne definitivamente
abbandonata tra gli anni Cinquanta e Sessanta del
Novecento. Da allora, ciò che resta della costruzione
continua a mescolare il ricordo della sua storia passata
con le ombre della leggenda. La sua storia è da tempo
avvolta nel mistero, tanto che risulta difficile
distinguere la leggenda dalla realtà. L’unica certezza
riguarda la morte della piccola Elisa Pastore, stroncata
dalla tubercolosi nel 1873 a soli due anni, come
testimonia la lapide commemorativa nel giardino della
villa. Qualche tempo dopo, anche il fratello Giovanni
Antonio morì in circostanze misteriose; sulla sua pietra
tombale si legge che nacque il 13 gennaio 1870 e si
spense il 3 novembre 1883.
Decenni più tardi, durante alcuni lavori di
manutenzione, sotto la dimora fu scoperto un tunnel
lungo circa quaranta metri e interrotto a metà da un
pozzo profondo. Il passaggio, che collegava le due ville,
era quasi certamente adibito a magazzino, ghiacciaia e
deposito per gli attrezzi. In seguito vennero alla luce
anche alcune stanze murate. Chi esplorò i sotterranei
raccontò che il lungo tunnel conduceva al centro della
villa, sfociando in una stanza che ospitava la tomba del
giovane Giovanni, descritto come un suonatore di
pianoforte; sopra il sepolcro si troverebbero un ricco
altare e una lapide commemorativa.
Voci e cronache locali hanno conferito a Villa Pastore
un’aura oscura e maledetta, legata a tre o forse quattro
morti violente. La leggenda vuole che, avvicinandosi al
giardino di notte, si possano udire i lamenti della
bambina e di due operai deceduti, accompagnati dalle
note di un pianoforte che aleggiano nell’aria. Si narra
anche della misteriosa sorte di un’altra fanciulla che,
guidata da uno spirito, sarebbe entrata nella villa
subendo uno shock tale da perdere la parola. Della
storia della proprietà non si conosce molto altro, se non
che i due conflitti mondiali ne hanno gravemente
compromesso la solidità, accelerandone il degrado
strutturale.
«Ormai, dopo decenni di abbandono, Villa Pastore è
inagibile: un rudere con molte pareti mancanti e i
pavimenti dei piani superiori crollati. Rovi, rampicanti e
frammenti di tegole circondano i due edifici, ma la sua
leggenda — tra racconti di occultismo e misteri locali —
continua a renderla una meta frequentata da curiosi e
appassionati. L’atmosfera che avvolge l’antico podere è
surreale e tetra. Ciò che più colpisce di Villa Pastore è
la sensazione che si avverte trovandosela davanti:
diversi visitatori hanno riferito un senso di malessere e
di ansia, un disagio che alcuni attribuiscono alla
presenza di energie negative o presenze inquietanti
legate alla storia del luogo, contrapposto invece a una
sensazione di quiete nei pressi della lapide
commemorativa della piccola Elisa».






