di Pier Giorgio Maggiora
Dopo il secolo dei Lumi, quello dei patrioti e infine delle
ideologie, il nuovo millennio è segnato dalle inquietanti
ombre del terrorismo, l’America soggiace al primo attacco
militare sul suo suolo – alle Torri gemelle – un flagello
globale che diffonde paura e instabilità. In questo contesto
mondiale rapidamente mutevole, a maggio 2001, Silvio
Berlusconi torna alla guida del Paese e nel 2002 l’Europa
introduce l’euro, una moneta unica nata senza unità politica
ma per volontà di un gruppo di banchieri.
L’Italia si distingue per la sua complessità con l’adozione di
schemi politici superati e retaggi storici. La percezione è che
lavorare sia quasi un reato, vista l’oppressione fiscale,
mentre la burocrazia cresce indisturbata. La politica sembra
sempre più debole di fronte a certe forze economiche.
In ambito locale, la sinistra mantiene saldo il potere, almeno
per chi ne è direttamente coinvolto.
Dal 1993, Germano Tosetti è il sindaco e leader
incontrastato, adesso è sostenuto dalla giunta eletta nelle
comunali del 2000 dove il PDS-Verdi ha ottenuto il 21%, Per
Valenza il 9%, Comunisti il 5% e i Democratici il 4%. Questa
giunta di sinistra è formata da Barbadoro, Bologna, Bove, Di
Spirito, Manfredi e Raselli. Tuttavia, tra partner solidi, affini o
per convenienza, è sempre più complesso mantenere idee
e situazioni in equilibrio.
Gli apostoli eletti in consiglio comunale per lo PSD-VERDI
sono Bagna, Griva, Bove, Siepe, Panelli, Natale e Allosia;
per PER VALENZA sono Milano, Raselli e Zanotto; per i
COMUNISTI ITALIANI Barbadoro; per i DEMOCRATICI Di
Spirito.
In generale, la politica è il solo ambito dove chi ripete non
viene quasi mai bocciato. Nei partiti vi sono molti politici
invecchiati, facilmente irritabili e talvolta incapaci di adattarsi
alle nuove realtà. All’interno dei Democratici di Sinistra si

osserva una dinamica diversa, caratterizzata da una
disaffezione diffusa tra chi ha dedicato molto alla politica.
Nel dicembre 2001, Nadia Rossi viene eletta segretaria
all’unanimità, un atto che suggerisce una coesione
apparente tra le profonde divergenze presenti. Il nuovo
Direttivo DS include Barbero, Barrasso, Barrasso M.,
Battezzati, Bina, Borioli, Bosco, Bove, Busacca, Di
Pasquale, Gatti, Ghiotto, Griva, Legora, Lo Giudice, Lopena,
Montaldi, Muraca, Oddone, Panelli, Quaroni, Quarta,
Rencanati, Rossi, Silvestrin e Tosetti (Lider Maximo), il cui
influsso si fa sentire fortemente nel partito.
Il Direttivo dell’Unità di base (articolazione territoriale di
diversi comuni) è invece composto da Barbero, Boiocchi,
Borioli, Bove, Bosco, Calligaris, Capuzzo, Carrara, De
Giacomi, Fontefrancesco, Gatti, Ghiotto, Griva, Legora,
Maranzana, Mensi, Monaco, Montaldi, Muraca, Oddone,
Panelli A., Rossi, Siepe, Tosetti, Panelli M., Vecchio.
Alla conclusione dell’anno 2004, durante il terzo congresso
locale del partito, la mozione proposta da Piero Fassino è
riuscita a guadagnarsi un ampio sostegno, raggiungendo
l’imponente consenso dell’80%, mentre il restante 20% dei
voti è andato alla mozione guidata da Fabio Mussi e Luigi
Berlinguer. La totale mancanza di appoggio per altre
mozioni suggerisce una notevole polarizzazione delle
opinioni all’interno del partito e una leadership solidamente
strutturata attorno alla figura di Fassino.
Per meglio comprendere le dinamiche interne di questa
formazione politica, è interessante notare come, già nel
congresso precedente del 2001, la mozione Fassino avesse
registrato lo stesso livello di consenso all’interno del partito.
Questi numeri sembrano rivelare una fedeltà radicata della
base politica valenzana alla linea forte e chiara stabilita
dalla segreteria nazionale. I capi locali DS, per usare
un’espressione vivace, mostrano costante lealtà alle
direttive centrali; un atteggiamento che potrebbe essere
frutto di opportunismo o di una scelta pragmatica volta a
evitare scontri interni.
In un ironico richiamo a un passato ideologico ormai
rigettato, sembra che nessuno ammetta più di essere stato
comunista dopo il crollo del muro di Berlino, così come
nessuno affermò di essere stato fascista dopo la fine del
regime, sottolineando la capacità di adattarsi
camaleonticamente ai mutevoli venti politici. Nonostante ciò,
questa «conversione» politica non li esonera dal ripetere i
«peccati ideologici originali», ovvero il perpetuarsi di vecchi
schemi e logiche di potere ineffabili, rivelando una
dissonanza palpabile tra quello che viene ufficialmente
dichiarato e quello che effettivamente si pratica
politicamente.
Tale incoerenza persiste in quanto manca la volontà o
l’iniziativa per rinnovare realmente le cose: troppe sono
ormai le stagioni passate senza che ci si allontanasse dalla
visione del passato più remoto per giustificare il presente.
Anche l’equilibrismo continuo tra fedeltà alla linea nazionale
e compromessi con le esigenze locali delinea il profilo
complesso dei Democratici di Sinistra valenzani dell’epoca.
In questa situazione, seppur attraversati da numerose
contraddizioni, lo sviluppo viene collegato alla crescita della
libertà individuale. Si viene a creare così una fusione tra la
tradizione comunista della sinistra e l’influsso progressista
della nuova borghesia che abbraccia il riformismo per
opportunità. In questo contesto giunge al termine il
predominio democratico incarnato da Tosetti, il quale, dopo
tre mandati consecutivi, si avvicina al record storico di
durata detenuto da Benito.
Tramite l’impiego strategico di un ruolo di vice assegnatogli
da Tosetti stesso per lungo tempo, il centro-sinistra
presenta Gianni Raselli come candidato per la carica di
sindaco nel 2005. Con talento per la mediazione e modi
riflessivi che ricordano un democristiano esperto (ma non di
quelli di un tempo), Raselli riesce a costruire una vasta
coalizione elettorale composta di cinque liste: Democratici di
Sinistra (DS), Per Valenza (lista con legami con Margherita
e SDI), Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e
Valenza Insieme (lista civica), tutti alleati-ospiti all’interno
dell’alleanza.
Si forma quindi un consistente fronte poliedrico
caratterizzato da idee miste, almeno sulla carta, che mira a
fornire al governo cittadino una struttura narrativa
corrispondente a diverse visioni ideologiche. Il gruppo DS
funge da punto centrale per l’aspirazione intellettuale della
sinistra, con evidenti radici nel pensiero positivista-marxista
del tardo Novecento, benché distante dal comune sentire
popolare
Dopo lo scrutinio del primo turno del 3 aprile 2025, il
federatore Raselli e l’ammucchiata cattodem, celebrano il
loro successo inatteso, raggiunto senza necessità di un
ballottaggio. Raselli ha ricevuto 6.790 voti, ovvero il 55%,
mentre il suo principale rivale, Rossi di Forza Italia, ne ha
ottenuti 4.804, pari al 39% (DS al 21%, Per Valenza al 18%,
FI al 20%). Gli eletti al consiglio comunale sono per i DS
Griva, Siepe, Bagna, Mensi; per PER VALENZA Manfredi,
Boselli, Milano, Di Spirito, Zanotto; per RIFONDAZIONE
COMUNISTA Di Carmelo.
Per la prima volta, Valenza ha un vice sindaco donna: Maria
Maddalena Griva, che rappresenta una svolta verso una
maggiore modernità (recentemente è arrivata vicino
all’elezione a sindaco). La giunta viene quasi del tutto
rinnovata rispetto alla precedente, includendo figure come
Di Carmelo, Manfredi, Mensi e Ruggiero. Dopo le regionali
del 2005 il sovrastante DS Borioli viene nominato
assessore con deleghe regionali ai Trasporti e
alle Infrastrutture del Piemonte.
Mentre l’opposizione cittadina appare sempre più debole,
soffrendo di complessi d’inferiorità rispetto ai rivali,
accompagnata da frequenti polemiche e offrendo poche
alternative di qualità, tra i partiti della sinistra, Rifondazione
Comunista è quella più esposta a divergenze. A Valenza,
questi rifondatori oscillano tra la collaborazione e una
tensione perenne, sviluppando uno spirito estremista che
richiama le idee del passato con un certo fascino per
l’ideologia rivoluzionaria; si trovano a vivere in una sorta di
cliché poco convincente da cui faticano a uscire.
Molte idee della sinistra valenzana, intrappolate nella sua
cultura stereotipata e, a causa di una rilevante presenza di
imprenditori orafi, strutturata in modo borghese, sembrano
ormai svendute in favore della controcultura, mettendo a
rischio gli ex membri del PCI, PDS, DS e PD. Vi è un
conformismo radicato che impedisce di mettere in
discussione l’eredità del pensiero marxista. Da molti anni a
questa parte, la sinistra valenzana ha fatto ampio uso di una
certa cultura adattandola ai propri scopi, poco ispirata dalla
lezione di Antonio Gramsci, il quale sosteneva l’importanza
di controllare e talvolta censurare la cultura e l’informazione
per preparare così il terreno all’affermazione della società
comunista.
Vi sono molte persone di sinistra che professano una
moralità a buon mercato, spesso contraddittoria; coloro che
si identificano con la destra sono considerati tutti corrotti,
mentre quelli della sinistra si proclamano anime pure,
creando un’eterna contrapposizione. In questa presunta
utopia politica o codice morale, la sinistra sembra innalzarsi
su un piedistallo di valori come ideali elevati, solidarietà e
altruismo, mentre la destra è vista, quasi per definizione,
come perennemente pragmatica e mossa da interessi
personali.
Dall’unione eterogenea di diversi partiti di centro-sinistra è
emerso il Partito Democratico il 14 ottobre 2007. Questa
formazione appare come un caleidoscopio di diverse
correnti: si annoverano ex preti, mangiapreti, nostalgici di
vecchie glorie e nuove ambizioni fiere. Le principali
componenti includono i Democratici di Sinistra (DS) e La
Margherita. Per una vecchia abitudine ereditata dai
democristiani, il nuovo partito possiede una struttura fluida e
gelatinosa, popolata da politici sia esperti che novizi, spesso
più devoti al proprio interesse che al bene comune, talora
lacerato da rancori e sospetti reciproci.
Tra i veterani sostenitori locali della sinistra, stanno
sorgendo dubbi e incertezze. Si avverte il peso dei
sentimenti passati, la nostalgia delle origini ideologiche e
delle tante conquiste fatte, ma anche il disincanto per miti
crollati e utopie non realizzate.
Per la vecchia sinistra dei DS è necessario ripensare gli
equilibri del partito stesso e navigare in territori inesplorati. È
stato un lungo percorso travagliato e contraddittorio iniziato
con gli eventi di Praga nel 1968 e poi proseguito.
L’elettorato locale di questo partito aveva già dimostrato
chiaramente la propria preferenza per una visione unitaria
attraverso le primarie dell’ottobre 2005 e le consultazioni
politiche dell’aprile 2006 (Ulivo al 26%, Prodi centro-sinistra
al 40%).
Sono particolarmente rivelatori i risultati del questionario
compilato dagli elettori delle primarie di Valenza, che hanno
nominato Veltroni come primo segretario nazionale del PD
nel 2007. Questi risultati delineano chiaramente le
aspettative e i desideri, tutt’altro che scontati, della sinistra
valenzana negli ultimi anni.
Gli elettori di sinistra chiedono un partito capace di ascoltare
e interpretare, che promuova trasparenza e coerenza, e
vogliono essere maggiormente coinvolti nelle decisioni.
Sostengono inoltre l’introduzione di un sistema fiscale più
equo, la riduzione del numero di parlamentari e un
miglioramento dei servizi sanitari: una lista di buone
intenzioni. Il sondaggio pare sia stato svolto tra i
centrodestristi, suggerendo che in fondo la gente desidera
le stesse cose.
Il segretario del partito è il giovane e promettente Marco
Lonetti, seguito poi da Gianluca Cravera: si danno entrambi
un gran da fare, ma non basta più. Poiché, l’idea di creare
finalmente un soggetto nuovo e diverso apre la possibilità di
scegliere nuovi dirigenti e nuovi candidati, mettendo da
parte alcuni veterani nostalgici dell’ideologia del passato
anziché sull’evidenza. Ma, nonostante questi sforzi e il
cambiamento generazionale, il tesseramento del PD non sta
avendo molto successo. Molti partecipano alla vita politica e
votano, ma scelgono di non sottoscrivere la tessera.
In questo passaggio verso una modernità ancora lontana, il
nuovo partito non riesce a raggiungere nemmeno la metà
dei tesserati sui quali contavano gli originari due precedenti
partiti. Si è sviluppata una nuova forma di partecipazione
«senza adesione». Fanno parte del coordinamento del
partito: Bove, Bosco, Ghiotto, Novello, Mensi, Bissaco,
Mazza, Monaco, Barrasso, Mastrandrea, Meregaglia, Gatti,
Piscitello, Panelli, Bagnasco, Milano, Boselli, Elamite,
Lonetti, Icardi, Cappelletti, Di Spirito, Pretto, Peola, Buzio
A., Rossi, Pavese, Bertoni, Boiocchi, Desimoni, Buzio M.
Con la caduta del governo Prodi a causa di una coalizione
troppo ampia per governare, si torna al voto il 13-14 aprile
- I gazebi riappaiono in piazza Gramsci (osservati con
occhio critico dai passanti): è l’unico modo per i partiti locali
di farsi ascoltare. Tuttavia, c’è una crescente sensazione di
disillusione politica tra i cittadini, derivata da frustrazione e
rabbia, che si manifesta come disprezzo o sconforto.
A Valenza, il neonato Partito Democratico (derivante dalla
fusione tra DS e Margherita) raggiunge il 28% dei voti al
Senato e il 27% alla Camera, un risultato non negativo date
le circostanze. Alcuni membri della Sinistra Arcobaleno,
della Lista Di Pietro e dell’Unione di Centro sono invece
rammaricati per essere rimasti sotto il 4%, esclusi dai giochi
del potere.
Il 25 ottobre 2009, al Centro comunale di cultura, tutti hanno
potuto partecipare al voto delle primarie del PD per
l’elezione del segretario nazionale, nel tentativo di riattivare
gli elettori progressisti e farli sentire di nuovo rilevanti e in
sintonia con i tempi. Hanno votato in 810 della zona,
principalmente anziani e qualche immigrato, mentre i
giovani erano quasi del tutto assenti (ciò che servirebbe
sono meno primarie e più attenzione alle esigenze
giovanili). Bersani vince con 457 voti, rispecchiando il trend
nazionale, mentre Morgando si afferma a livello regionale.
Poi, nel novembre del 2010, con uno spirito pionieristico e
senza urtare la sensibilità cattolica, Mauro Milano assume il
ruolo di coordinatore del PD di Valenza. Forse è il primo
leader locale dell’ex PCI, privo di radici comuniste e dalla
loro evoluzione semantica (un ex membro della DC,
cattolico fervente, anche se senza le stigmate, teoricamente
di sinistra). Ormai essere di sinistra significa dialogare con
mondi diversi e promuovere una pluralità attraverso il
pacifismo e la retorica inclusiva arcobaleno, cercando il
sacro oltre il cristianesimo.
Nel primo decennio del nuovo secolo, tra le forze della
sinistra radicale rappresentate da simboli ormai obsoleti
come falci e martelli, Rifondazione Comunista emerge come
il gruppo più vulnerabile alle dissidenze promosse da
pacifisti e ambientalisti. Non accettano facilmente
compromessi come quelli richiesti per sostenere le missioni
militari all’estero (Afghanistan, Libano, ecc.). A Valenza,
questo gruppo di marxisti oscilla tra collaborazione e
sovversione; mentre a livello nazionale spesso si collocano
all’opposizione, localmente tendono a risolvere tutto
attraverso accordi e nomine. Ciò mantiene lo status quo
senza minacciare la stabilità della loro comunità politica. Il
clima massimalista tra loro è sempre affascinato da ogni
regime con una sfumatura collettivista; sono pochi ma molto
vocali e determinati, forse anche più convinti dei Testimoni
di Geova della loro visione. Grazie al lavoro di Salvatore Di
Carmelo (l’equivalente politico dell’arte povera, poi
convertito a Sinistra e Libertà, il movimento di Nichi Vendola
nato all’inizio del 2009), il movimento locale cresce,
avvicinandosi ai 150 iscritti.
Tra le figure di spicco della sinistra radicale c’è pure
Massimo Barbadoro, un tempo seguace di Bertinotti, che
passa con il più intransigente Diliberto dei Comunisti Italiani
(PdCI). Nel luglio 2007 diventa segretario regionale del
PdCI, avendo già servito come tesoriere regionale e
membro del Comitato Centrale del partito.
Dopo il Duemila, il socialismo italiano vede nascere nuove
formazioni e l’integrazione di diverse correnti nel tentativo di
rinnovare il movimento. Tuttavia, promuovere messaggi
contraddittori non favorirà questa trasformazione. Partiti
come il Nuovo PSI (nato nel 2001) e i Socialisti Democratici
Italiani (SDI, nato nel 1998), che cercano di infondere nuova
energia al socialismo in modernità occidentale, a Valenza
non hanno popolarità. Alle comunali i socialisti si collocano
nella lista Per Valenza e alcuni di loro sono eletti consiglieri
(Boselli, Zanotto).
Dopo la diaspora avvenuta alla fine del 2007, i socialisti
valenzani, noti per essere amici del popolo e spesso pure
detentori di capitali, ritornano a unirsi animati da un
desiderio di rinascita operosa. Nasce così il Comitato di
coordinamento valenzano, caratterizzato da un approccio
troppo freddo e concentrato su battaglie ideologiche
concilianti, con l’obiettivo di riunire diverse anime socialiste
e, non senza difficoltà, quelle laiche. Alcuni membri, come
figure che ritornano in celebri film, si ostinano a voler
ricostruire e unire qualcosa di indefinito che sconfina quasi
in un involontario ermetismo, poiché le continue ripartenze
hanno lasciato ben poco.
In un clima di ritorno agli antichi fasti, si affacciano
nuovamente sulla scena venerandi esponenti del socialismo
locale tradizionalmente conformista. A parte alcune
stravaganze di poco inclini all’ascolto, sembra che abbiano
intenzione di recuperare una vita politica animati da una
nostalgia vigorosa. Tra questi figurano vecchie glorie che,
pur potendo facilmente accasarsi in altri partiti se solo lo
avessero voluto, si trovano a dover fare i conti con le origini
remote delle loro storie politiche.
L’incarico di guidare il gruppo è affidato al responsabile
regionale della Costituente Socialista, Vannini. C’è la
speranza che qualcosa di nuovo possa fiorire, anche se
sembra un sogno sfuggente, alla maniera di un racconto
fantastico.
Il desiderio di recuperare l’identità perduta persiste, ma con
le elezioni del 2008 l’ondata di difficoltà spazza via quasi
tutto, lasciando sul campo solo qualche vecchio socialista
intento a muoversi in ordine sparso.
Intanto, all’interno della Margherita di Valenza, il dibattito
sulla fusione con i DS del 2007 si è ridotto a un ristretto
numero di persone. Pare una sorta di viaggio spirituale con
pochi seguaci; figure rigenerate diventano comparse
piangenti che non vogliono abbandonare il palcoscenico,
incapaci di abbracciare nuovi scenari e rinunciando alle loro
radici ideali di celebrità decadute. Sembra più una
celebrazione nostalgica che una strategia concreta. Ormai
anche alcuni compagni fanno a gara con gli amici di
sagrestia per mostrarsi papalini.
Nel frattempo, il popolo valenzano, deluso dalle azioni e
soprattutto dalle inazioni dei loro governanti, si sta sempre
più allontanando dalla sinistra. Questo distacco è dovuto ai
percorsi interiori e culturali intrapresi dalla sinistra,
incomprensibili a molti cittadini: società multietnica, libera
migrazione e avversione verso interventi repressivi sono
visti come una melassa umanitaria finta, percependo
maggiore saggezza nel mostrarsi tolleranti.
Tuttavia, per una certa sinistra semi-radicale, i dissidenti
appaiono spesso come ignoranti o razzisti e questo
disprezzo è mal sopportato da molti che non tollerano più il
pensiero unico intriso di nepotismo. L’elettorato più anziano
e relativamente benestante si dimostra invece
tradizionalista, statico e silente, restio a esplorare alternative
mentre nasconde un pregiudizio ideologico.
Nelle elezioni amministrative di marzo 2010, sia regionali
che comunali, si sono susseguite molte novità,
caratterizzate da politici locali in fermento, cambi di
direzione, trovate eccentriche e qualche tradimento. Raselli
decide di ritirarsi dalla scena politica dopo il suo mandato da
primo cittadino, una scelta opportuna dato che il potere non
istituzionalizzato è sempre stato più apparenza che
sostanza.
Nelle comunali chi era stato fermo un giro torna in pista. Il
sempiterno Tosetti – sire incontrastato per quasi 13 anni – e
presidente del Consiglio comunale, ormai fiancheggiatore
eretico della sinistra, con un’infedeltà verso le origini,
desidera tornare a sedersi sul seggiolone. Cerca di
agganciarsi a qualche fuoriuscito di sinistra nella terra di
nessuno e forma la lista «Tosetti con noi per la città».
Settimio Siepe, assessore ed esponente di vecchia data
della sinistra tradizionale, dice di essere stato invitato da
tanti cittadini a scendere in questo benedetto campo; ed
anch’egli, abbandonando il passato, ha composto una lista
variegata «Valenza la tua città» con diversi orfani politici a
cui è riconosciuto un certo credito.
Intanto, il PD, indebolito da recenti sconfitte elettorali e
carente in termini di leadership coesa e proposta sociale,
sceglie un candidato esterno, rinunciando a un proprio
rappresentante in nome del «bene comune».
Quest’approccio sembra più un sogno confuso o,
perlomeno, un’ingenuità intellettuale. Dalla vecchia
compagine laicosocialista «Per Valenza» emerge la figura di
Costanza Zavanone come candidata sindaco del
centrosinistra. Vedova di Gianfranco Pittatore, è una
outsider pronta a sfidare un ambiente politico dominato dagli
uomini con eleganza e intelligenza, anche se le sue
speranze sembrano destinate a rimanere mere aspirazioni.
Lunedì 12 aprile 2010, ogni tabù viene infranto: la roccaforte
rossa cade, un esito clamoroso nelle comunali. Ma una vera
sinistra in campo non c’era; è stata piuttosto una disputa
quasi fratricida. Il PD locale paga lo scotto dei personalismi,
ritenendo meno l’importanza del partito rispetto al singolo.
Dopo aver governato a lungo in questa città, con troppe
antipatie accumulate, ora raccoglie pochi consensi.
A questo punto, l’attrattiva del radicamento territoriale
supera quella dell’appartenenza partitica. Il centrodestra,
sempre sconfitto alle comunali, conquista il Comune grazie
al nuovo sindaco Sergio Cassano, un imprenditore scaltro
scelto al di fuori delle logiche dei partiti che ha evitato
slogan ideologici. I risultati del primo turno vedono Cassano
con il 49%, Zavanone con il 32%, Tosetti al 12% e Siepe al
6%; il PD al 16%, PER VALENZA al 10%, il PDL al 30%, e
la LEGA NORD al 14%. Al ballottaggio, Cassano ottiene il
59% mentre Zavanone si ferma al 41%.
Si prospetta una maggioranza occasionale e fragile,
probabilmente incapace di realizzare i programmi
annunciati. Con la vittoria del centrodestra a livello
comunale, la sinistra locale perde l’autoproclamata
posizione di salvatrice. Sostituisce definitivamente il
comunismo e i suoi miti con una lotta per diritti civili e
pacifismo, sostenendo costantemente i più deboli.
Sorge però il dubbio sulla propugnata divisione tra una
sinistra che appoggiava i poveri e una destra legata ai
ricchi; se fosse stato davvero così, metà Valenza dovrebbe
essere stata al tempo benestante.



