AL CINEMA PER VOI. “IL BENE COMUNE” di Rocco Papaleo

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di Maria Antonella Pratali

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Il film “Il bene comune”, scritto, diretto e co-prodotto da Rocco Papaleo, che interpreta il personaggio di Biagio, ruota attorno a un’idea tanto semplice quanto insolita: un gruppo di detenute, ospiti di una casa di accoglienza, partecipa a un laboratorio teatrale guidato da Raffaella (Vanessa Scalera, nota al grande pubblico per il personaggio di Imma Tataranni). 

Raffaella ottiene l’autorizzazione per portare il gruppo a vedere da vicino il Pino Loricato, un albero secolare che riesce a sopravvivere in condizioni estreme, e per questo simbolo di resilienza. 

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Per organizzare l’escursione nel Parco del Pollino, si affida alla guida turistica Biagio, affiancato dal nipote Luciano (Andrea Fuorto). 

Durante la gita, tra ostacoli, difficoltà e momenti di ilarità, emergono via via le storie di tutti i membri del gruppo.

Dietro a ogni volto, anche il più opaco, si nasconde una storia degna di essere ascoltata.

È questo il cuore del film; è il messaggio che trova una sintesi esplicita nelle battute finali di Papaleo: per il bene comune, queste storie vanno raccontate.

Non si tratta solo di un invito alla narrazione, ma di un gesto etico e civile: dare voce significa riconoscere dignità.

Il film evita facili eroismi e sceglie una coralità fatta di esistenze comuni, spesso invisibili, ciascuna segnata da sconfitte, fallimenti, necessità di ricominciare.

La regia insiste sugli scarti tra apparenza e realtà, tra superficie e profondità, suggerendo che la vera conoscenza passa sempre attraverso l’ascolto, quello vero, attivo ed empatico.

In questo contesto, il pino loricato assume un valore centrale e simbolico: cresce dove altri non riescono, resiste al vento, si fa strada nella roccia e attraversa i secoli. 

Non è solo resistenza passiva, ma anche capacità di adattamento e tenacia. È una forma di solitudine ben diversa dall’ isolamento sterile; è, piuttosto, condizione necessaria per radicarsi profondamente nella vita.

Come i personaggi del film, anche il pino vive in equilibrio tra vulnerabilità e forza.

Gli alberi, più in generale, diventano essi stessi personaggi, presenze che tengono insieme il mondo; non semplici elementi del paesaggio, ma testimoni silenziosi delle storie umane che scorrono attorno a loro.

Raccontarsi, raccontare le persone, allora, è un po’ come prendersi cura di un bosco: significa preservare un ecosistema fragile fatto di relazioni, esperienze e identità differenti.

“Il bene comune” suggerisce che una comunità esiste davvero solo quando le sue storie circolano, quando nessuno resta invisibile. Ascoltare, raccontare, riconoscersi e riconoscere.

Come il pino loricato, anche gli umani possono resistere e crescere, ma hanno bisogno che qualcuno si accorga di loro con un gesto minimo e radicale: vedere davvero l’altro.

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