AL CINEMA PER VOI. “M: IL FIGLIO DEL SECOLO”  (Serie TV)

Visite: 8
Pubblicità
Condividi l'articolo
Tempo di lettura:1 Minuti, 58 Secondi

I libri di Antonio Scurati mi erano piaciuti. La serie no. Laddove i romanzi dello scrittore accompagnano i lettori nel racconto di ciò che si celava dietro la maschera pubblica di Mussolini, mettendo in luce il suo gretto opportunismo, la dinamica degli eventi e il contesto in cui presero forma, la serie tv del regista inglese Joe Wright sposta l’ottica sulle atmosfere, giocando soprattutto sull’effetto delle immagini. Immagini grottesche, lugubri, brutali.

Pubblicità
Pubblicità

È chiara l’intenzione: coinvolgere lo spettatore sul piano emotivo invece che su quello razionale. Non si vuole solo descrivere ciò che è stato il fascismo, si vuol far rivivere quel clima, la violenza definita da Mussolini “plastica, feroce e necessaria”. Si vuol coinvolgere direttamente il pubblico: l’attore Marinelli fissa la cinepresa con occhi sbarrati e dice: “Guardatevi attorno, siamo ancora tra voi”.

La bravura del regista, degli attori e degli scenografi fa sì che tutto questo riesca alla perfezione, la brutalità arriva fino allo spettatore, colpisce duro. Se ci si lascia andare senza prendere distanza  da ciò che scorre sullo schermo ci si sente sgomenti di fronte a quelle scene così disturbanti.  Tutto è enfatizzato, esasperato, come ha insegnato un certo espressionismo cinematografico.

Pubblicità

Per le sue qualità tecniche la serie è stata elogiata da parte della critica. È sicuramente innovativa,   spettacolare, di grande efficacia, ma per qualcuno come me è troppo. Troppo cupa, troppo violenta per tempi come i nostri, anch’essi cupi e violenti, che fatichiamo a capire e a vivere.

È questo il messaggio che si vuol dare con “M: il figlio del secolo”? Che quel che è stato può tornare? Che è già qui? Se è così, messaggio ricevuto. Con tutto ciò rimane il fatto che i libri mi sono piaciuti e la serie no. 

Le immagini sono più efficaci delle parole scritte, lo so, arrivano dritte a quella parte di cervello che governa le nostre emozioni. Proprio per questo, insistere su certe scene, abituare il pubblico a guardare senza filtri la violenza brutale, la prepotenza gratuita, può diventare un gioco pericoloso.

La serie è trasmessa in prima serata in chiaro, la visione non mi pare abbia divieti legati all’età. Piace ai giovani, dicono.Le prime due puntate, oggi disponibili su RivediLa7, sono state viste da quasi 800 mila spettatori.  

Rimangono altre sei puntate. Non so se le vedrò.

Condividi l'articolo

Ti potrebbero interessare

Articoli dello stesso autore