di Pier Giorgio Maggiora
Eravamo alla fine dell’estate del 1955. Giovanni
Dogliotti era il sindaco comunista di Valenza, il cui
partito – che governava questa operosa città insieme ai
socialisti – contava a livello locale più di mille iscritti,
rigidamente allineati e fedeli a Mosca. Molte donne
valenzane, tuttavia, disubbidendo ai mariti
socialcomunisti, seguivano ancora il parroco e
votavano per lo Scudo Crociato.
L’industria orafa galoppava, mentre quella calzaturiera
arrancava un po’. I valenzani erano sempre più
concentrati su ciò che non funzionava, senza
accorgersi di ciò che invece li rendeva invidiati e
rispettati da tutti. Era però un mondo molto più
semplice di oggi, che permetteva scelte più facili. Una
società, con due forti categorie ideologiche e con due
antitetiche visioni della storia, che è finita, le culture
che la sostenevano e la motivavano sono scomparse da
tempo e ne restano solo le memorie e i fantasmi.
In quei giorni, un avvenimento straordinario e
spettacolare catalizzò l’attenzione generale: il celebre
kolossal Guerra e pace (che uscirà nelle sale nel 1956),
diretto da King Vidor con la collaborazione di Mario
Soldati e interpretato da star del calibro di Audrey
Hepburn, che torreggiava su tutti, e Henry Fonda, trovò
proprio a Valenza il set per una delle sue sequenze più
grandiose: la drammatica battaglia della Beresina della
campagna napoleonica in Russia. Il periodo storico
raccontato nel capolavoro di Lev Tolstoj va dal 1805 al
1820, affondando la narrazione con un focus particolare
sugli eventi cruciali della guerra del 1812.
Sul set valenzano lavorarono contemporaneamente due
troupe, guidate rispettivamente dal regista americano e
dal co-regista italiano, che utilizzarono
complessivamente sei cineprese per riprendere l’azione
da più angolazioni. La ricostruzione della battaglia
lungo le sponde del Po a Valenza rimase una delle

imprese cinematografiche più complesse dell’intera
produzione.
Le riprese sul Po iniziarono nella tarda estate e
nell’autunno del 1955. Per simulare il gelo russo, non
potendo contare sulla neve vera, l’intera sponda del
fiume venne cosparsa con tonnellate di gesso, naftalina
e una speciale schiuma chimica. Molti residenti di
Valenza ricordarono a lungo l’odore pungente che
avvolse la zona per settimane. Vennero costruiti
appositamente dei grandi ponti di legno sul fiume,
successivamente fatti saltare in aria per esigenze
sceniche, e vennero impiegati migliaia di figuranti per
simulare gli eserciti francese e russo.
La battaglia della Beresina, girata a Valenza il 9
dicembre 1955, non fu affatto di cartone: l’esercito
italiano mise a disposizione 5.000 fanti, 800 cavalieri e
200 cannoni, attorno ai quali si mosse una marea di
comparse. Il Genio Militare costruì un vero ponte di
barche per attraversare il Po che la troupe, per ovviare a
un inverno senza neve, ricoprì dell’effervescenza bianca
artificiale. Moltissimi valenzani e abitanti dei paesi vicini
vennero ingaggiati come comparse civili, artigiani o
carpentieri per costruire il maestoso ponte. La
produzione pagò tariffe giornaliere molto alte per
l’epoca, trasformando temporaneamente l’economia
locale. Sul set collaborò informalmente anche un
giovane disinvolto Sergio Leone, che all’epoca lavorava
come assistente alla regia.
Oltre a Valenza e alla zona di Pinerolo (dove fu girata la
battaglia di Austerlitz), la produzione scelse come set
altre storiche location piemontesi, tra cui il Castello del
Valentino e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, per
ricreare la Mosca dell’Ottocento. Il film fu una colossale
co-produzione italo-americana, elegante nella forma e
intensa nel contenuto, firmata da Dino De Laurentiis e
Carlo Ponti che non badarono a spese, unendo la
maestosità di Hollywood all’ingegno delle maestranze
italiane.
Il New Yorker lo recensì sotto l’eloquente titolo «Big,
Bigger, Biggest». In effetti si trattò di una fulgida mega
produzione transatlantica, che impiegò 18.796 cavalli,
9.359 tra carrozze e carri, 1.200 metri cubi di neve
artificiale, 120.000 comparse e richiese 210 giorni di
lavorazione e 170 chilometri di pellicola impressionata.
Al botteghino il film diventò il campione d’incassi della
stagione, raddoppiando il suo budget.
A tutt’oggi è il film italiano più visto di sempre, con 16
milioni di spettatori.




