IN LIBRERIA PER VOI. “LA FIGLIA DELLO STRANIERO” di Joyce Carol Oates

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Tempo di lettura:2 Minuti, 9 Secondi

di Maria Antonella Pratali

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Se stai leggendo un bel romanzo, ti torna in mente la frase: “è bello sapere di avere un libro che ti aspetta”. Non vedi l’ora di tornare per riprenderne la lettura, oppure te lo porti dietro nei tuoi vagabondaggi, forzati o volontari che siano, pur di sfruttare ogni minima pausa; quelle pagine sono nel tuo zaino o nella tua borsa, e continuano a chiamarti.

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Se invece stai leggendo “La figlia dello straniero”, di Joyce Carol Oates, quel libro non ti aspetta: ti cattura come una droga, alimentando il desiderio costante e ossessivo di continuare a leggerlo. 

Il romanzo racconta la storia di Rebecca Schwart, figlia di un immigrato tedesco fuggito dalla Germania nazista. Suo padre Jacob riesce a portare in salvo la moglie e i due figli maggiori, mentre Rebecca nasce sulla nave, proprio nel porto di New York. 

Jacob è uno dei personaggi più tragici della letteratura contemporanea. Ex intellettuale e matematico nella terra d’origine, si ritrova negli Stati Uniti a fare il becchino per tirare a campare, costretto a vivere con la famiglia in una baracca dentro al cimitero. 

Incarna il fallimento del “sogno americano” per quegli immigrati che venivano accolti con sospetto e disprezzo, se non respinti una volta giunti sulle coste degli Stati Uniti.

La transizione da uomo di cultura a emarginato incattivito e tiranno domestico viene descritta senza sconti, con la tipica crudezza della prosa di Oates. 

Jacob si trasforma in un’ombra nera che sovrasta tutta la prima parte del libro, proiettando il suo spettro anche dopo la propria morte.

Rebecca non è una semplice vittima, ma una sopravvissuta capace di trasformare più volte la propria vita pur di salvarsi. 

La sua evoluzione nel corso della narrazione è il cuore del romanzo.

Rispetto al titolo originale inglese, “The Gravedigger’s Daughter” (la figlia del becchino), il traduttore italiano ha preferito sottolineare il tema dell’esilio.

Cresciuta nel fango del cimitero, Rebecca impara presto che l’identità non è un dato immutabile, ma una maschera da reinventare continuamente nella disperata ricerca di un futuro.

Lungo il suo interminabile viaggio, Rebecca incontra figure che incarnano le diverse anime degli Stati Uniti tra la fine degli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento. 

Ognuna di loro riflette le barriere di classe, i pregiudizi dell’epoca e le difficoltà per una donna sola di conquistarsi un posto nel mondo. 

L’animo di Rebecca conserva, nonostante tutto, un’inclinazione positiva incrollabile e la capacità di proteggere la propria luce interiore attraverso la forza del sorriso.

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