I vicoli di Valenza

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di Pier Giorgio Maggiora

Quando Valenza contava poche strade, tutte
concentrate attorno a chiese e piazze, i nomi delle vie
riflettevano il paese vicino, la località o la cascina verso
cui conducevano. La toponomastica rispecchiava una
logica pratica e geografica.
Con l’Unità d’Italia, però, si assistette a un
cambiamento significativo: le strade iniziarono a essere
intitolate a figure e avvenimenti legati al Risorgimento,
un’onda che si estese con vigore anche
successivamente, raggiungendo l’epoca della Prima
guerra mondiale. Con il secondo dopoguerra, nel
contesto della ricostruzione sociopolitica del Paese,
persino la scelta dei nomi delle strade non sfuggì
all’influenza politica. Gli orientamenti dei governi
comunali locali, incaricati di stabilire questa
toponomastica, introdussero denominazioni che
riflettevano l’ideologia dominante. Così, i titoli di alcune
piazze e vie centrali di Valenza mutarono
sostanzialmente. Ad esempio, la «piazza Italia» divenne
«piazza Gramsci», mentre «piazza Vittorio Emanuele» si
trasformò in «piazza 31 Martiri».
Questi cambiamenti furono spesso legati al valore
simbolico della Resistenza e al segno lasciato dalla
storia più recente sul tessuto urbano. Tuttavia, accanto
a queste trasformazioni dettate dalle correnti
ideologiche del tempo e a un certo attivismo post-
resistenziale non poco avversato, i vicoli più piccoli
conservano ancora l’eco di tempi più lontani. I loro

nomi, rimasti invariati, continuano a celebrare
personaggi locali ormai avvolti dall’oblio o associati a
storie remote dal fascino misterioso, come se fossero
custoditi in una dimensione sospesa tra la memoria e
l’ombra. Una sorta di penombra solenne avvolge questi
angoli poco noti della città, che portano con sé il
racconto silenzioso di radici da riscoprire. Sono proprio
questi vicoli, infatti, a rappresentare il cuore autentico e
intimo del passato di Valenza, e per alcuni nostri grandi
dare loro quella gloria spesso negata da vivi.
Vicolo Baretti
Questo vicolo deve il suo nome a un valenzano la cui
abitazione è stata, secondo alcune fonti, la prima sede
dell’Ospedale Mauriziano, forse situata nell’edificio che
in seguito ha ospitato lo storico cinema Politeama.
Forse l’intitolazione del vicolo si collega, solo
idealmente, a Giuseppe Marco Antonio Baretti, noto
anche con il nome di penna Aristarco Scannabue.
Baretti fu una mente straordinaria: linguista di grande
rilievo, critico letterario, traduttore, drammaturgo e
scrittore, la sua opera è ancora oggi parte integrante
della cultura italiana.
Sebbene alcune ipotesi sostengano che fosse
originario di Valenza, nacque a Torino il 24 aprile 1719 e
morì a Londra il 5 maggio 1789.
Vicolo Matteo Bandello
Matteo Bandello, frate domenicano che visse la vita
cortigiana presso i potenti del suo tempo e quindi
accorto personaggio di modo, è ritenuto da numerosi
studiosi uno dei più importanti novellieri italiani del
Rinascimento. La sua abilità narrativa spiccava per la
capacità di esprimere con vividezza le emozioni e le

storie del suo tempo. Bandello fu anche un vescovo
cattolico di rilievo e lasciò una significativa eredità
culturale.
Nato a Castelnuovo Scrivia nel 1485, concluse la sua
esistenza a Bazens nel 1561, segnando la storia
letteraria del suo periodo con il suo talento
ineguagliabile.
Vicolo Fabio Belloni
Nel cuore del XVI secolo nasce in una nobile famiglia
valenzana Fabio Belloni, destinato a distinguersi
precocemente per le sue straordinarie doti intellettuali e
giuridiche. Belloni, brillante giurista, iniziò
giovanissimo a insegnare Istituzioni presso l’Università
di Pavia, per poi passare, all’età di appena 25 anni, al
prestigioso ateneo di Torino. Purtroppo, la sua
promettente carriera fu tragicamente interrotta: morì a
soli 27 anni, probabilmente vittima della peste.
Nonostante la brevità della sua vita, Fabio Belloni
rimane una figura emblematica del vivace panorama
culturale valenzano del tempo.
Vicolo Massimo Bertana
Nato a Valenza, Massimo Bertana è stato un fervente
predicatore cappuccino. Uomo di vasta cultura e
competenza storica; ha scritto l’opera «Vita di S.
Massimo Vescovo di Pavia e protettore di Valenza, con
una compendiosa cronologia della stessa città di
Valenza», pubblicata nel 1726. Questo libro testimonia il
suo ruolo di efficace interprete storico, contribuendo a
preservare la memoria e l’importanza di questo santo
nella storia locale. Bertana, pur esprimendo un pensiero
minoritario, fu quasi un profeta e per certi versi un
precursore «ideologico» dell’illuminismo.

Vicolo Beato Cagnoli
Figura devota e memorabile della città, il Beato Gerardo
Cagnoli fu una presenza che richiamava in parte l’umiltà
e la dedizione di San Massimo. Nato a Valenza nel 1267
(o forse nel 1268) da una famiglia nobile e benestante,
decise di rinunciare ai propri privilegi distribuendo i
suoi beni ai poveri e agli ammalati. Per alcuni uno
stolto, per molti altri un misericordioso.. Scelse una vita
di pellegrinaggio e mendicità, trasferendosi dapprima a
Roma e poi a Napoli, dove si dedicò ad assistere i
sofferenti e i bisognosi. Poi, entrò in un convento
francescano a Randazzo, in Sicilia, per il noviziato, e
infine a Palermo. La tradizione narra di numerosi
prodigi legati alla sua figura, tanto da suscitare grande
venerazione e culto popolare. Trascorse gli ultimi 35
anni della sua vita a Palermo, dove morì nel 1342 (o
forse nel 1343). Canonizzato nel 1908, il Beato Gerardo
Cagnoli è tuttora ricordato per la sua straordinaria
spiritualità. Nel Duomo è conservata una sua reliquia,
carica di un fascino che evoca valori evangelici e un
forte spirito apologetico.
Vicolo Pompeo Campi
Pompeo Campi fu un ingegnere militare originario di
Valenza, al servizio della Spagna con il grado di
Generale degli Ingegneri. Operò in un periodo segnato
da intensi conflitti armati e partecipò alla guerra nelle
Fiandre al fianco dell’esercito di Filippo II. Perse la vita
durante la battaglia di Haarlem (1572-1573), nell’ambito
della Guerra degli Ottant’anni.
Vicolo del Castello

Questo vicolo ricorda le vestigia di un passato ormai
lontano. Alla fine del 1300, il castello di Valenza sorgeva
proprio in quest’area, tra quelli che ora sono gli oratori.
Dotato di due piazze (un’interna e un’esterna), di tre
piani e di un porticato, fu la residenza dei feudatari
Gaspare Vimercati, Mercurino II e sua madre Elisa di
Gattinara, noti per il loro carattere autoritario. Intorno al
1557, il castello fu demolito per ampliare la Rocca o
cittadella, destinata a caserme e depositi militari. In
seguito, queste fortificazioni furono smantellate in
epoca napoleonica. Il luogo, che ospitava accanto
l’alloggio del «corp frane» francese, è stato poi
denominato «Col franc».
Vicolo Giovan Battista Comolli
Giovan Battista Comolli, illustre scultore e allievo di
Antonio Canova, nacque a Valenza il 19 febbraio 1775.
Dopo aver studiato a Roma e insegnato prima a
Grenoble e poi a Torino, si stabilì a Milano dopo la
caduta di Napoleone, dove visse fino alla sua morte il
26 dicembre 1831. Le sue opere, molte delle quali sono
considerate capolavori, lo resero celebre. Di opinioni
politiche controverse, durante la Repubblica Romana
del 1798 fu sospettato di giacobinismo e poi arrestato a
Milano nel 1822 come presunto affiliato ai carbonari
insieme con Federico Confalonieri. Valenza conserva
alcune testimonianze del talento di Comolli, tra cui un
busto di Napoleone esposto a Palazzo Pellizzari nella
sala del consiglio (dono della famiglia De Cardenas), un
busto di gesso di Francesco De Cardenas del 1829 e le
decorazioni presenti sull’altare della Madonna del
Rosario (dell’Ascensione) nel Duomo della città.
Vicolo Massimo Cordara

Don Massimo Cordara-Pellizzari, ricco canonico
valenzano deceduto nel 1836, destinò con un
testamento del 24 gennaio 1834 tutto il suo patrimonio
di circa 700 mila lire alla fondazione dell’Opera Pia
Pellizzari. Questa istituzione nata a Valenza mirava a
promuovere l’educazione, favorire gli studi, supportare
le arti e la religione, nonché offrire sostegno ai
bisognosi. Il Palazzo Pellizzari, edificato alla fine del
Settecento in stile neoclassico, è una delle strutture più
importanti della città. Le sue sale sono decorate con
affreschi del pittore piemontese Luigi Vacca, mentre lo
scalone principale ospita opere commemorative di
grande pregio artistico.
Vicolo Delfina del Carretto
La Marchesa Delfina del Carretto, vedova Belloni e
facente parte dell’antica famiglia Belloni di Valenza, nel
suo testamento datato 28 ottobre 1776, lasciò tutti i suoi
beni all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro di Torino.
Lo fece con l’obbligo di costruire un ospedale per i
poveri infermi nella città di Valenza, dove era stata
molto stimata. Così, il primo febbraio 1782 fu
inaugurato un nuovo ospedale impiantato nella casa
che apparteneva al misuratore Baretti. Questo
accoglieva malati cattolici con più di 12 anni e senza
patologie croniche, grazie ai fondi derivanti dai lasciti
della marchesa e da altre donazioni per l’amor patrio.
Vicolo Massimo Del Pero
La famiglia Del Pero è una delle più antiche e illustri
famiglie nobiliari di Valenza, con origini che
probabilmente risalgono a Como nel XIV secolo.
Massimo Del Pero, uomo di pensiero e di governo,
insignito del titolo di Cavalier Aurato e Conte Palatino,

ricoprì ruoli importanti sotto i regni di Carlo V e Filippo
II di Spagna durante il Cinquecento. Morì a Valenza nel
1606.
Vicolo Lorenzo De Rossi
Lorenzo De Rossi fu tra i più importanti maestri dell’arte
della stampa durante l’epoca rinascimentale. Nato a
Valenza intorno alla metà del XV secolo, acquisì grande
notorietà a Ferrara, dove morì nel 1521. La sua abilità ed
eccellenza nel campo lo consacrò come il massimo
rappresentante valenzano dell’arte grafica
rinascimentale. Anche se, come il solito, a lui si
addiceva un’ottusa indifferenza in terra d’origine,
poiché la grandezza arriva generalmente solo postuma,
ma per fortuna molte volte eterna.
Vicolo Marco Fulvio
Alla fine del II secolo a.C., la città aveva già assunto una
forma distintiva e abbracciato l’influenza romana.
Probabilmente, fu ribattezzata Valentia (forse Forum
Fulvi Valentini?) attorno al 158 a.C., in onore del
magistrato e proconsole Marco Fulvio Nobiliore, che
conquistò questo territorio celtico. Da lì, secondo
alcune ipotesi, sarebbe evoluta nel concetto di «Foro»,
che non solo rappresentava un mercato e un centro
amministrativo, ma fungeva anche da punto fortificato
cruciale per il passaggio sul fiume Po. Con il tempo, la
città divenne un Castrum — un complesso militare
protetto da un fossato — e in seguito una colonia
romana.
Vicolo Teresa Lana
Nel 1817, la nobildonna vedova Grassi destinò il suo
ingente patrimonio alla fondazione di un ospedale per i

poveri. Anni dopo, nel 1832, il suo erede fiduciario, il
canonico don Vincenzo Zuffi, realizzò l’Ospedalino con
l’aiuto di altre efficaci donazioni, concretizzando così
quel generoso progetto.
Vicolo Gaspare Domenico Romussi
Giurista e intellettuale del XVIII secolo, originario di
un’antica famiglia valenzana, si distinse per la
pubblicazione di diversi trattati legali e agrari a Parma,
lasciando un segno nella letteratura giuridica.
Vicolo dei Sarmati
Durante il periodo in cui l’imperatore Valentiniano III
trasformò Valenza in un presidio militare, i Sarmati
furono selezionati come guardiani della zona. Di origine
iranica/slava, erano originari delle regioni a est del
fiume Don. Nonostante gli scontri iniziali con i Romani,
giunsero a servirli come alleati, proteggendo le terre
loro assegnate e diventando contadini-soldati noti
come «gentiles». Sotto il comando di prefetti imperiali
detti «Praefecti Sarmatorum Gentilium», s’insediarono
nei pressi di Valenza, dando vita al villaggio Sarmatia,
oggi identificabile probabilmente con Borgo San
Martino (IV-V secolo d.C.).
Vicolo Domenico Scarpa
Padre domenicano originario di Valenza, vissuto nel
XVIII secolo. Riconosciuto per la sua eloquenza e ampia
cultura, andava oltre le convenzioni retoriche del
tempo. La sua visione pastorale rifletteva un certo
malcontento verso la vita borghese e le rigidità
linguistiche dell’amministrazione ecclesiastica. Lasciò
numerosi scritti di carattere religioso. Di intelligenza

eccelsa, spesso è stato messo fuori gioco dagli
arroganti potenti e soprattutto dai loro zelanti servitori.
Vicolo Bernardino Stanchi
Importante giureconsulto valenzano laureatosi a Pavia
nel 1601. Dotato di vasta erudizione e profonda fede,
con analisi critica s’interessò a certe argomentazioni di
Lutero (l’unico ribelle veramente di successo nella
storia europea) in un’epoca di grande cambiamento per
l’Europa cristiana. Residente in una casa situata tra via
Pellizzari e via Cavour, lasciò contributi preziosi in
scritti riguardanti la storia civile, militare ed
ecclesiastica locale, tra cui una dettagliata cronaca
dell’assedio di Valenza del 1635. Proveniva da una delle
famiglie più influenti di Valenza, con abbondante
fierezza sciovinistica.
Castello degli Stanchi
Questa imponente costruzione medievale, situata su
una posizione strategica a ridosso del Po nella zona ora
nota come «Le Oche», diventò una nobile residenza
fortificata nel XVI secolo sotto il nome di «Castello dei
Basti», appartenente alla famiglia Basti. Dopo vari
passaggi di proprietà — tra cui gli imprenditori Antonio
Del Ponte e Antonio Della Chiesa — tornò ai Basti prima
di essere acquistata dalla famiglia Stanchi,
rappresentata da Giovanni Stefano Stanchi, zecchiere
operante a Milano. Pur cambiando proprietari, rimase
nota come «Castello degli Stanchi» o semplicemente
«al castè». Per la sua posizione esterna alla città, è
stato più volte il quartier generale degli esausti fulmini
di guerra assalitori della nostra città, dal duca di Parma
nell’assedio del 1635 al duca Luigi di Vendôme
nell’assedio del 1656.

Vicolo Valentiniano
Il termine «Valentiniano» richiama solitamente la
dinastia degli imperatori del IV secolo d.C. Tuttavia, non
è possibile determinare con precisione quando gli
abitanti della Valenza ligure-romana e dei borghi
limitrofi abbiano fondato l’attuale insediamento. Ai
tempi dell’imperatore d’Occidente Valentiniano III (453
d.C.), Valentia era ancora uno dei tredici presidi romani
dell’Italia mediterranea, difesa dalle legioni dei Sarmati.
Già nel 370 d.C., però, l’imperatore Valentiniano I aveva
assegnato ai prigionieri Alemanni sconfitti il compito di
coltivare queste terre impoverite e poco popolate,
attraverso il celebre piano agricolo di Bassignana.
Questo generò non poche contraddizioni e incertezze
tra gli abitanti locali.
Vicolo Francesco Vaschi
Uomo di pensiero indipendente, giurista animato da
uno spirito quasi laico, noto per la sua spontaneità e
purezza. Nel 1505 ricoprì il ruolo di rettore della facoltà
di giurisprudenza all’ateneo di Pavia.
Vicolo Vimercate
Prende il nome da un’antica e rinomata famiglia di
Valenza (Vimercate o Vimercati). Il conte Gaspare
Vimercate, valente uomo d’armi al servizio di Francesco
Sforza, fu nominato feudatario di Valenza il 17 agosto

  1. Giovanni Giacomo Vimercate, intorno al 1460,
    ricoprì il ruolo di Castellano di Valenza, con la
    responsabilità della sorveglianza e delle fortificazioni
    della Rocca. Francesco Bernardino Vimercate, invece,
    fu capitano di Cavalleria e sovrintendente alle fortezze

del Re di Francia; nel 1557 ottenne l’incarico di
governatore di Valenza.
Vicolo Giacomo Visconti
Artigiano meccanico valenzano dal talento
straordinario, servitore di lungo corso del Granduca
Leopoldo di Firenze lavorò anche per le zecche di
Milano e Torino. Ammirato per le sue eccezionali
capacità, operò fino alla sua morte, avvenuta nel 1906
mentre collaborava per il Principe Lambertini.
Un altro Giacomo Visconti, pare abbia ricevuto nel 1446,
per poco tempo, il Feudo di Valenza da Filippo Maria
Visconti.

Vicolo Andrea Vochieri
Patriota alessandrino di ispirazione mazziniana e
fervente sostenitore degli ideali rivoluzionari degli
affiliati alla Carboneria. Simbolo del sacrificio di molti
patrioti che lottarono per la libertà e l’unificazione del
paese, fu giustiziato presso Porta Marengo ad
Alessandria. Un esemplare etico-morale, costantemente
solerte e perciò infinito (15 gennaio 1796 – 22 giugno
1833).

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