AL CINEMA PER VOI. “STRAIGHT TO HELL”, di Tomoyuki Takimoto e Norichika Oba.

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di Maria Antonella Pratali

La serie Netflix “Straight to Hell”, di Tomoyuki Takimoto e Norichika Oba, articolata in nove episodi di circa un’ora ciascuno, racconta la parabola di Kazuko Osoki, celeberrima e controversa astrologa realmente esistita (Tokyo, 1938 – 2021).

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La serie attraversa una settantina d’anni della storia giapponese, dalla devastazione delle bombe atomiche alla bolla economica degli anni Ottanta e Novanta, fino ai giorni nostri.

La giovane Kazuko cresce in un Giappone prostrato, ma febbrilmente deciso a reinventarsi. Il contesto è importante perché la serie lega continuamente la personalità della protagonista all’evoluzione del Giappone moderno, sottolineandone il carattere aggressivo, opportunista, disciplinato, cinico. La serie usa la biografia per raccontare un intero Paese.

Kazuko diventa famosa grazie alla sua “Astrologia delle sei stelle”, una forma di divinazione elaborata da lei stessa. Pubblica bestseller da milioni di copie, domina i talk-show televisivi e diviene famosa anche per i suoi giudizi e sentenze brutali, come “andrai all’inferno” (da cui il titolo della serie).

Kazuko non è solo una truffatrice televisiva e una veggente carismatica; è anche il simbolo del miracolo economico giapponese e delle sue contraddizioni.

I continui riferimenti a una società segnata da un solco profondo tra la facciata pubblica e la verità privata non sono nuovi nel recente panorama cinematografico dedicato al Giappone. Basti pensare al film “Rental Family”, (https://canavesanoedintorni.it/visti-o-rivisti-per-voi-rental-family-nelle-vite-degli-altri-di-hikari/), in cui questo aspetto emerge con forza.

Nei locali di Ginza, tra club notturni, uomini d’affari e yakuza (criminalità organizzata), la serie ricostruisce la storia del Paese attraverso la storia personale e privata di Kazuko.

La Kazuko di Erika Toda, che la impersona, è magnetica e disturbante, vittima della miseria del dopoguerra ma anche manipolatrice senza scrupoli e crudele. 

La serie non racconta l’ascesa di un’eroina, ma la costruzione di un mostro mediatico, alimentato dal bisogno collettivo di credere ciecamente in qualcuno; lungi dall’essere riservato alla società giapponese, è un bisogno che riconosciamo anche nostro, basti pensare alla parabola di Vanna Marchi e figlia.

È, infine, un racconto sul potere delle illusioni in una società ossessionata dal successo e dall’immagine pubblica. E proprio per questo Kazuko Hosoki finisce per incarnare qualcosa di tipicamente giapponese: in un mondo costruito sulle maschere sociali, chi sa manipolare desideri e paure può diventare ben più potente della verità. 

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