Valenza. Il racconto di Arianna Mantello nell’antologia “Parigine ribelli”.

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Fra i diciotto racconti pubblicati nell’antologia “Parigine Ribelli” (Neos Edizioni 2025), dedicata alle figure femminili che hanno combattuto contro i vincoli e i pregiudizi del loro tempo per conquistare l’indipendenza, troviamo una bella storia ispirata alla figura di Niki de Saint Phalle. L’autrice del racconto è Arianna Mantello, ventunenne di Valenza, che ha partecipato al progetto di scrittura “Le Parigine ribelli raccontate nelle aule dell’Università di Torino”, nato dalla collaborazione fra la casa editrice Neos e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. 

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Fra i contributi letterari elaborati dagli studenti, il racconto di Arianna Mantello dal titolo “Un paio d’ali” è stato selezionato e pubblicato nell’antologia curata da Elena Rossi, volume presentato  nelle prestigiosi sedi del Circolo dei Lettori di Torino e della “Maison d’Italie” a Parigi.

Incuriositi incontriamo la giovane autrice e le chiediamo per quale motivo ha scelto l’artista Niki de Saint Phalle come protagonista.

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«Semplice. Niki è una vera “Parigina Ribelle”: una donna senza paura, che non conosce i limiti a cui la società ci ha abituati. Una donna aalla quale le ali sono state tarpate sin dalla fanciullezza, e che ha identificato nell’arte l’ancora di salvezza da un mondo che le era diventato stretto; Parigina è l’aggettivo che meglio si presta a dare una collocazione fisica e culturale allo sviluppo di quest’ultima. Parte del racconto è stato anche liberamente ispirato a esperienze e prospettive di natura personale analoghe a quelle della mia protagonista».

Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

«Ah! La scrittura…Sicuramente non si tratta solo di un’amante nella mia vita; è stato il mio primo vero amore.  E’ un po’ come fosse uno specchio tramite cui osservarsi, anche se non è sempre bello vedere le proprie cicatrici, le smagliature, i difetti. Per me scrivere significa tuffarsi nel proprio oceano di pensieri. Perchè in fondo, se ci riflettiamo, tutto ha un’origine, e spesso la mettiamo da parte per non soffrirne. Anche per questo, a volte ci sono momenti in cui fatico a scrivere. Ho paura di ciò che potrei intravedere tra le righe delle mie parole»

Com’è stata per te l’esperienza di partecipare al progetto universitario?

«Quando la professoressa ha proposto il progetto, ha immediatamente mosso la mia curiosità e un forte entusiasmo. Non avrei mai immaginato di avere anche solo una minima possibilità di essere selezionata per la pubblicazione: quando ho letto il mio nome tra i due scelti, non credevo ai miei occhi. È stato tutto emozionante».

Quali sono i tuoi progetti a breve termine?

«Vorrei dedicarmi all’arte trovando la chiave per esprimermi, la sperimentazione sulla fotografia e il videomaking, per esempio, o sulla cucina vegana, la musica e chiaramente la scrittura. Devo ancora imparare tanto per far sì che il seme della mia Buddità, ora ancora sottoterra, possa trasformarsi in un fiore. La lettura annaffierà, probabilmente, un terreno fertile di idee che attendono di poter conoscere il mondo. Inoltre, in qualche modo mi piacerebbe diventare un’attivista nel campo ambientale (in particolare antispecista), impegnandomi per contribuire al massimo rispetto di tutti gli esseri viventi, magari anche tramite le sfumature artistiche prima citate. Difatti, come accennavo nel mio racconto, l’arte è anche un mezzo politico»

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