Antiche ville di Valenza (terza parte): Il Calvario e La Voglina

calvario e voglina
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di Pier Giorgio Maggiora

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La villa Il Calvario, situata in regione Doglia-San Zeno,
rappresentò un costante punto di riferimento per
l’ambasciatore Vittorio Cerruti (Novara, 25 maggio 1881
– Novara, 25 aprile 1961), che vi trascorreva brevi
periodi di riposo, trovando in questa dimora un luogo di
quiete e raccoglimento. Diplomatico italiano di rilievo,

novarese di nascita e valenzano d’adozione, Cerruti fu
un uomo d’altri tempi, educato nel culto degli ideali e
profondamente legato alla terra della sua famiglia
materna. Oggi riposa nel cimitero di Valenza, accanto
alla moglie Elisabetta.
L’ambasciatore aveva ereditato la villa dalla madre,
Giuseppina Reciocchi, ultima discendente di una delle
più antiche famiglie valenzane, che nel 1878 aveva
sposato Carlo Cerruti, deputato e successivamente
senatore del Regno. La dimora costituiva dunque non
soltanto un rifugio privato, ma anche un legame
concreto con le proprie origini e con la storia stessa di
Valenza.
Ristrutturata intorno alla metà degli anni Trenta, la villa
accolse nel tempo ospiti illustri e importanti esponenti
della vita politica dell’epoca, affiancando alla sua
dimensione intima quella di luogo di rappresentanza e
incontro.
L’origine del nome Il Calvario potrebbe essere collegata
alla presenza, nelle vicinanze, di un antico convento di
frati, oggi trasformato in una cascina con cappella.
Secondo questa interpretazione, i religiosi salivano il
colle lungo un percorso che richiamava simbolicamente
la Via Crucis, dando così derivazione alla
denominazione del luogo.
Ad arricchire il valore della proprietà si aggiungono
importanti ritrovamenti di interesse storico e
archeologico. Tra questi spicca un antico sarcofago di
attribuzione romana, custodito proprio presso il sito:
una preziosa testimonianza che aggiunge ulteriore
fascino alla storia della dimora e del territorio
circostante.

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Villa Voglina, ubicata su un pittoresco pendio collinare
tra Valenza e Alessandria ad appena 2 chilometri dalla
città dell’oro, è una prestigiosa residenza storica
risalente alla prima metà del XVIII secolo. La proprietà,
originariamente un antico convento, fu progettata e
completata agli inizi del Settecento su disegno del
celebre architetto piemontese Filippo Juvarra. Si
estende su una superficie di 3.300 metri quadrati e
conserva al suo interno raffinati arredi originali
dell’epoca.
Già appartenuta alla nobile famiglia Mario, divenne
proprietà dei Reverdy nel 1828 e passò alla famiglia
Abbiati nel corso del Novecento. Il nome della villa
sembra derivare dall’antico appellativo Vojina (nelle
varianti Augljna e Ogljna), legato alla storica famiglia
valenzana degli Ollini o Auglini.
L’edificio principale presenta una caratteristica pianta a
ferro di cavallo, completata da un’appendice laterale a
“L” destinata ai servizi; il corpo centrale si articola su
tre piani, mentre le restanti porzioni si elevano su due
livelli.
Di particolare pregio sono il giardino terrazzato
all’italiana, che digrada lungo il pendio arricchito da una
scenografica doppia scalinata, e la cappella privata
consacrata nel 1767. Gli interni colpiscono per i
sontuosi saloni decorati con volte affrescate e raffinati
stucchi, e contano oltre 30 sale signorili, tra cui ben 32
camere nel solo corpo nobile.
Villa Voglina è celebre a livello internazionale anche per
aver ospitato Napoleone Bonaparte e il suo quartier

generale nel giugno del 1800: fu proprio in queste
stanze che il generale elaborò e firmò il piano strategico
d’attacco per la decisiva battaglia contro gli austriaci a
Marengo.

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