AL CINEMA PER VOI.  “L’ESTRANEA” di Paolo Strippoli

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Tempo di lettura:2 Minuti, 23 Secondi

di Maria Antonella Pratali

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Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il thriller psicologico “L’estranea” del trentatreenne Paolo Strippoli rappresenterà l’Italia agli Oscar 2027.

Sin dalla prima scena lo spettatore è trascinato in una dimensione perturbante. Anna (Jasmine Trinca) raggiunge a Roma la figlia Alice (Romana Maggiore Vergano), per rivelarle che tutto ciò che sa della propria famiglia è basato sulla menzogna. Mentre fuori impazza una pioggia sempre più simile a un uragano, Anna riavvolge il nastro della loro vita, e ricostruisce, passo dopo passo, gli eventi che hanno segnato il destino famigliare. Non si è trattato di fatalità: dietro a ogni svolta decisiva c’è stato l’intervento di un’estranea (Valeria Bruni Tedeschi).

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La storia è quella della famiglia Colonna, una famiglia che “ce l’ha fatta”, ammirata e invidiata da tutta Bari, dove vive. Durante la sontuosa festa di inaugurazione della villa da sogno in cui si è appena trasferita, Alice viene gravemente ferita dal cane. In ospedale riescono a salvarle la vita, ma dovranno amputarle una gamba. Nella cappella della struttura, Anna è inginocchiata davanti alla statua della Madonna, quando viene distolta dall’avvicinarsi di un’estranea. Con fare mellifluo, la donna le propone uno scambio: Alice potrà conservare la gamba, a patto che Anna accetti che il figlio Tobia (Andrea Genovese), astro nascente del calcio, incominci a prendere peso. 

Dopo un breve conflitto interiore, Anna accetta. È il primo punto di svolta. Tobia comincerà a ingrassare, deludendo le aspettative del padre (Adriano Giannini), che già lo immaginava campione e invece dovrà rassegnarsi gradualmente a vederlo per quello che è diventato: un ragazzo obeso che soffre fino a subire un infarto.

Anche questa volta interviene l’estranea, proponendo un nuovo patto. E nello scorrere della vita, la famiglia deve affrontare continue svolte drammatiche, ciascuna delle quali viene “patteggiata” da Anna. Fino alle scene finali, in cui la tempesta che allaga Roma invade la casa di Alice, mentre Anna le propone l’orrida soluzione di tutto.  

Il film tiene lo spettatore col fiato sospeso, trascinandolo in una vicenda in cui l’estranea assume i contorni di Mefistofele. 

Ma si tratta davvero dell’ennesima rappresentazione del patto col diavolo? Oppure quella figura inquietante porta alla luce qualcosa di più profondo, che riguarda le nostre contraddizioni e l’immagine che abbiamo di noi stessi? 

Il dubbio che ci accompagna durante la visione del film viene risolto in uno degli ultimissimi fotogrammi, dedicato alla famiglia un tempo felice.

Un film da vedere, non solo per la buona regia e per la recitazione eccellente, ma anche e soprattutto per la capacità di trasformare una storia perturbante in una riflessione sulle nostre responsabilità, sui nostri limiti e sulla nostra smania di controllo.

Forse il male più inquietante è quello che siamo disposti a giustificare in nome dell’amore.

Articolo di : Maria Antonella Pratali

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