AL CINEMA PER VOI. “LA GRAZIA ”,  LA BELLEZZA DEL DUBBIO E IL CORAGGIO DI CONVIVERCI.

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Tempo di lettura:2 Minuti, 36 Secondi

In un film c’è sempre qualche immagine che rimane più impressa di altre, talvolta una frase, una scritta che il regista volutamente inquadra soffermandosi. Nel film “La grazia” di Paolo Sorrentino questa scritta è “Virtus in periculis firmior” che si staglia sulla parete del maneggio dove un cavallo prolunga la sua agonia. Niente di strano considerando che siamo nel maneggio del Corpo corazzieri e che quella frase è il motto del Reggimento, ma nel prendere atto del suo significato, “il coraggio diventa più forte nel pericolo”, ecco che il valore del coraggio diventa guida nella lettura di un film che tratta il dilemma morale di una scelta. Abbattere il cavallo o lasciarlo soffrire inutilmente? E se si tratta della vita di una persona gravemente malata, se si deve prendere posizione rispetto a una legge sull’eutanasia? “Di chi sono i nostri giorni?” ci si chiede nel film.
Il protagonista è un presidente della Repubblica amato e rispettato che temporeggiando ha sempre lasciato che le cose seguissero il loro corso ma a fine mandato si trova a dover decidere se firmare due domande di grazia e una legge sull’eutanasia. Non esiste certezza in decisioni come queste, anche cercando di andare a fondo per capire, anche cercando nella legge l’appiglio per farsi guidare. Il dubbio su cosa sia giusto o sbagliato non ha soluzione. «Se firmo sono un assassino, se non firmo un torturatore” dice il protagonista. Sorrentino ci propone la figura del presidente come essere umano, il suo non è un film politico, non è un film di denuncia, è la storia di un uomo che vive il suo ruolo pubblico trovandosi a gestire nel contempo il quotidiano di una vita privata. Al protagonista dà volto Toni Servillo che per questa sua intensa interpretazione ha vinto la Coppa Volpi alla mostra del Cinema di Venezia. Accanto lui Anna Ferzetti, che sa dare alla figura della figlia la giusta credibilità, una figlia che è anche consigliera di fiducia nell’istruire le pratiche sulle richieste di grazia e sull’eutanasia. Ed è in questa loro attività, nel prendersi tempo per scavare a fondo sui pro e i contro di una decisione, che la loro esistenza vedrà un rovesciamento di prospettiva.
Qui e là, in un film che con rigore ricostruisce ambienti e stile di vita di un classico preside della Repubblica italiano, serio, prudente, ligio alla regole, cattolico osservante,  Sorrentino inserisce frammenti di surreale leggerezza, l’attrazione del protagonista per la musica rap, il divertente personaggio di Coco Valeri e uno spiazzante Papa nero con capelli rasta e orecchino.  Una leggerezza che si contrappone alla “gravitas” del ruolo, intesa come dovere ma anche pesantezza, una sensazione che opprime il protagonista che con invidia guarda l’austronauta nella stazione in orbita mentre galleggia nello spazio. Ed è l’assenza di gravità a far sì che una lacrima, staccatasi dagli occhi dell’uomo, rimanga sospesa nel vuoto.  Sarà la leggerezza che porta con sé la lacrima, librandosi nell’aria, a far tornare il sorriso sul suo volto. 
«La leggerezza – afferma Sorrentino – confina un po’ con la grazia. È uno stato d’animo pacificato».

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