Personaggi valenzani dell’Ottocento (prima parte)

Visite: 40
Pubblicità
Condividi l'articolo
Tempo di lettura:8 Minuti, 40 Secondi

di Pier Giorgio Maggiora

Questa è una sintesi dei profili di alcune personalità
prominenti di Valenza del XIX secolo, che furono elevati
a esempi di meritevoli contributori alla crescita
collettiva della città. Questi valenzani hanno avuto un
ruolo cruciale nella definizione dell’identità del luogo,
oscillando tra la dignità e la virtù, confrontandosi con
ambizioni nobili. Spesso operavano all’ombra delle
influenze politiche e religiose con calzanti analogie con
la contemporaneità.
1) GIUSTO CALVI. Politico, giornalista e abile oratore, è
considerato una delle figure politiche più importanti di
Valenza (1865-1908). Da giovane si interessò alle
questioni sociali e alle disuguaglianze, aderendo al
Partito Repubblicano, poi all’Internazionale Socialista e
infine al Partito Socialista Italiano.

Laureatosi in Lettere, Filosofia e Storia a Roma nel
1887, iniziò la sua carriera insegnando a Valenza e
fondando «Il Gazzettino di Valenza». Durante la sua vita
si trasferì spesso all’estero con brevi parentesi,
soggiornando più a lungo in Argentina e negli Stati
Uniti, dove continuò a dedicarsi al giornalismo e,
perduto la rivolta qui da noi, cercò la rivincita contro i
privilegi di classe e la lotta per i diritti sociali nelle
società patriarcali delle Americhe. Tornato in Italia,
questo tribuno della sinistra locale, provvisto di grande
eloquenza, venne eletto deputato socialista nel 1905.
Afflitto da gravi problemi di salute, fondò il giornale «La
Scure», un nuovo giornale socialista, guidandolo fino
alla sua morte.
Leader carismatico della sinistra sociale e popolare,
animato dalla purezza politica e per questo troppo
ingombrante, raccogliendo consenso occupò
interamente lo scenario politico, quasi oscurando gli
altri, suscitando reazioni di fastidio in molti. Nella
destra liberista del mercato e del capitale stava sulle
scatole a tutti o quasi, era l’avversario più insidioso e
prevalse verso di lui l’anatema politico-ideologico. Non
ebbe veri eredi, divenne così nel tempo una reliquia
santa intoccabile per la sinistra; la sua figura resterà
onorata nel tempo come icona e simbolo di impegno
sociale per questa città.

2) LORENZO BATTEZZATI. Nato nel 1861 a Valenza e
vissuto fino al 1933, si distinse per la sua straordinaria
realizzazione a soli 35 anni: la fondazione della celebre
Tipografia Artistica Battezzati. Questo luogo si
trasformò rapidamente in un vivace centro culturale e

politico controcorrente della città, guadagnandosi una
reputazione di rilievo nella comunità locale.
Autodidatta, con un’insaziabile voglia di conoscenza,
Lorenzo era animato da una passione ardente per il
sapere che lo portò a dedicarsi intensamente alla
scrittura di commedie e drammi. Le sue opere, spesso
ispirate a eventi del suo tempo, riflettevano una visione
realistica delle dinamiche sociali. La tipografia fu un
crocevia importante per la pubblicazione delle principali
testate socialiste locali, tra cui «La Scure» e «Il
Gazzettino». Queste pubblicazioni dissonanti furono
censurate e silenziate più volte, diventando simboli di
resistenza e libertà d’espressione nella zona.
Rigoroso studioso autodidatta dotato di una capacità
narrativa unica e di un’ intellezione azzardata, incarnava
lo spirito irrequieto e fervente del decadentismo di
sinistra, che derivava dall’intellettualismo anticlericale
ottocentesco di Carducci e Pascoli, con una forte
inclinazione verso il socialismo radicale.
Lorenzo Battezzati non si contraddistinse come
affermato politico. Tuttavia, la sua vivacità intellettuale
e la sua disponibilità lo resero una figura riconosciuta
anche nel panorama teatrale, dove seppe affermarsi con
successo.
3) DON MASSIMO CORDARA PELLIZZARI E PALAZZO.
Ricco canonico ed ex domenicano eccelso di profondo
convincimento religioso, avvezzo a posizioni scomode
e centrato su se stesso. Con una impressionante vitalità
e con una certa destrezza naturale, ha prodotto, a
Valenza, un certo populismo liturgico da modello biblico
irreprensibile, dentro un cammino che si chiamava
Tradizione.

Morto nel 1836, lasciò una notevole eredità per la
fondazione dell’Opera Pia Pellizzari. Questo ente
benefico si occupò di educazione, arte religiosa e
assistenza ai bisognosi; tra le opere più recenti
dell’istituzione rientrano la ristrutturazione del Palazzo
Pellizzari, oggi sede del Comune di Valenza, la
costruzione della Residenza Assistenziale Flessibile per
disabili (RAF) «Casa Protetta» e il restauro dell’asilo
cittadino.
Il Palazzo Pellizzari, edificato alla fine del Settecento in
stile neoclassico, è una delle strutture più prestigiose
della città. Le sue sale sono decorate con affreschi del
pittore piemontese Luigi Vacca, mentre lo scalone
principale ospita opere commemorative di grande
pregio artistico. È stato il palazzo urbano classico, oggi,
nel nuovo ordine urbano, la sua funzione è quasi
svanita.

4) CANONICO ZUFFI E L’OSPEDALINO. Don Vincenzo
Zuffi fu una guida saggia e colma di dignità che, dietro
nobili ideali, fondò l’Ospedale per Poveri Incurabili,
comunemente chiamato «l’Ospedalino», grazie al
generoso contributo dei benefattori Teresa Lana e
Filippo Seyderik.
L’ospedale fu inaugurato il 29 novembre 1832 con solo
due letti, ma crebbe rapidamente fino a otto. Nel 1860,
grazie a nuove risorse, la struttura fu rinnovata e
ampliata, raggiungendo una capacità di 40 posti letto,
che agli inizi del Novecento aumentarono a un
centinaio. Il primo direttore dell’istituto, in carica fino al
1898, fu Don Francesco Conterio, il quale se lo cucì
addosso pezzo dopo pezzo con affabilità autentica..

Nel 1958 l’ospedale venne ulteriormente ampliato con
l’aggiunta di due bracci laterali e la chiusura dei
porticati e dei corridoi. Tuttavia, nel 1980 si decise di
cessare l’attività dell’ente e trasferirne la gestione al
Comune. Nel 2002 fu nuovamente riconvertito in
istituzione, denominata «L’Uspidalì» e tuttora sostenuta
dal Comune.
Don Zuffi, uomo esemplare per dignità e onore,
decisamente all’avanguardia, unì un notevole acume
gestionale a una ferma radicazione nelle Sacre
Scritture. Per i suoi meriti e la sua superiorità morale, re
Carlo Alberto gli conferì, come viatico ideale, il titolo di
barone. Fu una figura significativa della sua epoca tanto
da avere pochi paragoni, venendo a mancare nel 1835.
5) GIOVAN BATTISTA COMOLLI. Scultore di grande
fama e allievo del celebre Antonio Canova, Giovan
Battista Comolli nacque a Valenza il 19 febbraio 1775 da
Giovanni e Giuseppina Frasta (o Trasti). Proseguì i suoi
studi artistici a Roma sotto la guida del maestro
Canova. Dopo la caduta della Repubblica Romana nel
1799, si rifugiò in Francia dove insegnò a Grenoble per
poi stabilirsi a Torino. Al termine dell’era napoleonica,
si trasferì definitivamente a Milano inserendosi nei
circoli dell’aristocrazia liberale locale, dove visse fino
alla sua morte il 26 dicembre 1831.
La sua arte lo rese celebre e molte delle sue opere sono
considerate capolavori. Tuttavia, il suo carattere
politico non mancò di sollevare sospetti. Durante la
Repubblica Romana fu accusato di simpatie giacobine,
mentre nel 1822 venne arrestato a Milano per una
presunta appartenenza alla Carboneria insieme al
patriota Federico Confalonieri, pagando il suo mancato
allineamento ai governanti e la sua appartenenza a

quella costellazione storica-ideologica, un po’
stravagante, dove il rischio era quello della forca.
Valenza conserva alcune testimonianze del talento di
Comolli, tra cui un busto di Napoleone esposto a
Palazzo Pellizzari nella sala del consiglio (dono della
famiglia De Cardenas), un busto in gesso di Francesco
De Cardenas del 1829 e le decorazioni presenti
sull’altare della Madonna del Rosario (dell’Ascensione)
nel Duomo della città.
6) SANDRO (Alessandro) CAMASIO. Nato il 5 novembre
1886 a Isola della Scala, in provincia di Verona, da una
rispettabile famiglia borghese valenzana, Sandro
Camasio fu un celebre letterato, giornalista e
commediografo. Suo padre, un funzionario pubblico
itinerante, si stabilì infine a Torino, dove Sandro
trascorse il resto della sua breve vita, spezzatasi
prematuramente a soli 27 anni, il 23 maggio 1913, a
causa di un attacco di meningite.
Durante i mesi estivi, Sandro amava tornare nella villa
di famiglia situata nella valle Citerna a Valenza, luogo a
cui era indissolubilmente legato e che ricordava sempre
con affetto e nostalgia.
Laureato in giurisprudenza e considerato uno scrittore
crepuscolare, la sua opera teatrale più celebre è «Addio
Giovinezza», adattata successivamente in un film.
Come giornalista per la «Gazzetta di Torino», Camasio
pubblicò una moltitudine di articoli e diverse commedie.
Tra le sue imprese artistiche figura anche la regia del
film «Antro Funesto» nel 1913. È sepolto a Valenza nella
tomba di famiglia.
7) FAMIGLIA CERIANA–MAYNERI. La famiglia alto
borghese Ceriana, originaria probabilmente della

Liguria e stabilitasi a Valenza, fu una delle più influenti
della regione. Banchieri e proprietari di filande, i
Ceriana contribuirono in modo significativo allo
sviluppo economico e sociale della loro terra.
Giuseppe Ceriana acquisì il palazzo di via Cunietti alla
fine del Settecento; gestiva già nel 1822 sei filature di
seta con sessanta dipendenti. Nel 1821 fondò la Banca
Ceriana Frères et Soies, che dal 1900 prese il nome di
Fratelli Ceriana S.p.A., prima di trasferire la propria
sede centrale a Torino nel 1919.
Giuseppe e i suoi figli, Carlo Vincenzo e Pietro,
fondarono nel 1850 una società dedicata alla filatura
della seta, alla compravendita di tessuti e ad attività
bancarie. Nel 1890, con sei setifici operanti in Piemonte
e oltre 1.300 dipendenti, i Ceriana furono tra i principali
industriali del settore serico.
Il figlio di Giuseppe, Carlo Vincenzo (1807-1875), sposò
Teresa Mayneri nel 1847, ereditando il titolo comitale
della famiglia Mayneri. Suo figlio, Lodovico Ceriana
Mayneri (1857-1905), fu un illustre politico liberale eletto
più volte deputato nel Collegio di Valenza. Apostolo
istrionico ha grandeggiato tra i coltivatori del Collegio
elettorale, fra il 1892 e il 1904 conquistò votazioni
storiche; lasciò una grande impressione per la sua
dialettica basata su ideali concreti del pensiero
conservatore, per il rigore intellettuale e la sua
personalità carismatica dominante. Alla sua morte, il
figlio Michele, più che un liberale un libertario
conservatore che svettava solitario, lo succedette in
Parlamento dal 1908 al 1909, ma scomparve
tragicamente durante un viaggio in treno di ritorno da
Roma. Per loro solo la destra poteva farsi carico delle
istanze reali della nazione e di quelle del popolo.

Un altro eminente membro della famiglia fu Vincenzo
Ceriana (1853-1934), figlio di Pietro, sindaco di Valenza
dal 1892 al 1897 e promotore di numerose iniziative
locali tra cui la costruzione della magnifica villa Ceriana
nel 1886. Carlo Ceriana Mayneri (1886-1960), anch’egli
discendente della famiglia, si distinse come generale
italiano e conte.
8) ACHILLE GRANDI. Nato a Valenza nel 1842, Achille
Grandi fu un giornalista e tipografo dal forte spirito
riformista e trasgressivo. Iniziò come maestro
elementare e stampatore, per poi fondare, da vero
birbante solista, il giornale satirico «L’Eremita». Spirito
anticonformista, dotato di eccezionali doti oratorie e
mosso da ideali socialisti progressisti, con la sua
ostinazione ha probabilmente ottenuto il massimo
possibile. Achille Grandi, predicatore laico e libertario
che all’inizio sembrava un esagitato molesto e isolato,
acquisì grande seguito popolare attraverso i suoi scritti
ferventi e sentiti, nonostante una malevola censura.
Dopo essersi trasferito a Roma per lavorare come
tipografo presso la «Gazzetta Ufficiale», partecipò nel
1871 al Congresso Operaio e fondò la testata «Patto di
Fratellanza», da cui nacque il Partito Repubblicano nel

  1. Creò inoltre società operaie e cooperative
    impegnate nella tutela dei lavoratori: i primi semi
    piantati nel terreno. E di fronte aveva un muro dove
    allignava la censura e il pensiero razzista ottocentesco.
    Negli anni Ottanta venne eletto consigliere comunale a
    Roma, ottenendo la rielezione in diverse occasioni fino
    al 1892, quando nessuno fu in grado di scongiurare il
    fato funesto. Morì prematuramente nello stesso anno
    per una grave malattia. Fu un grande talento che aveva
    la presunzione di rifondare la società a partire da

principi forse troppo astratti, danneggiato però da
eccessivo egocentrismo e vanità. In fondo è il destino
di tutti i censori, veri o presunti.
Queste figure hanno lasciato un segno indelebile su
Valenza, incarnando valori di progresso, cultura e
solidarietà che continuano a vivere nei ricordi storici
della comunità locale, sempre in preda però a non
poche contraddizioni imbarazzanti.

Condividi l'articolo

Ti potrebbero interessare

Articoli dello stesso autore