AL CINEMA PER VOI. “È L’ULTIMA BATTUTA?”: BRADLEY COOPER PER LA TERZA VOLTA REGISTA

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Tempo di lettura:2 Minuti, 27 Secondi

A Star is Born” ha segnato nel 2018 il suo debutto come regista e gli ha regalato molteplici candidature a Oscar, Golden Globe e Bafta, oltre a una statuetta a Lady Gaga per la migliore canzone: Shallow. Con la seconda opera, “Maestro” (2024), film biografico ispirato al compositore Leonard Bernstein, altre candidature ma nessun premio concreto. Ora Bradley Cooper ci riprova dirigendo un nuovo film che in Italia è stato accolto molto favorevolmente dalla critica ma che negli Stati Uniti ha ottenuto un’accoglienza tiepida. Con questo suo ultimo lavoro l’attore-regista riprende il tema della relazione di coppia abbandonando le luci del palcoscenico e le persone di spettacolo per concentrarsi sulla vita di una famiglia come tante, per parlarci dell’amore quando ci si accorge che piano piano qualcosa si è rotto, o anche solo usurato, consumato dalla quotidianità.
Non è “la guerra dei Roses”, né un drammone sulla fine di un matrimonio come tanti già realizzati. La storia che scorre sullo schermo affronta, con malinconica leggerezza, la voglia di allontanarsi di comune accordo da una situazione grigia, spenta, che non soddisfa più nessuno, per poi ritrovarsi di fronte a dubbi e rimpianti per la perdita di quelli affetti, abitudini e ricordi che avevano accompagnato la vita in comune. 
Quello che di originale propone il film “È l’ultima battuta?” è una la presa di coscienza della propria identità, dei propri errori e dei propri desideri, non attraverso il colloquio con uno psicoterapeuta, ma ritrovandosi a parlare di sé stesso di fronte al pubblico di un locale specializzato in esibizioni “stand-up”, come succede al protagonista. L’attore Will Arnett, che firma con Cooper la sceneggiatura, ha dichiarato di aver preso spunto per il soggetto dalla storia vera del comico presentatore inglese John Bishop, da quest’idea iniziale con il regista ha poi sviluppato una storia diversa, niente successo e rinascita, niente stereotipi di maniera, ma il vissuto di una normale famiglia.
Il film ha il pregio di rimanere ancorato alla realtà. L’esperienza di molti la ritroviamo in quel rinfacciarsi le colpe di ciò che non ha funzionato, nell’assumersi la responsabilità del ruolo di genitore e coniuge abbandonando le proprie aspirazioni individuali, nelle difficoltà a parlarsi apertamente, nel dare per scontate le cose.  
Laura Dern, bravissima co-protagonista, afferma che “viviamo in una cultura usa e getta, se qualcosa non funziona si passa subito oltre, invece il film invita ad andare più a fondo”. Sì, il senso di “È l’ultima battuta?” è questo. Andare a fondo, capire, parlarne, essere disponibili a fare un passo indietro se serve per fare un passo avanti insieme.
Non un film “da non perdere”, come ha scritto qualche critico sull’onda dell’entusiasmo, ma senz’altro un film da vedere, non pesante, ben recitato, insolito per molti aspetti, solo con qualche eccesso di primi piani e di eccentricità nei personaggi secondari. In ogni caso un film che ha qualcosa da dire.

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