Abbecedario Pallonaro venerdì sera al Parco Torre Paleologa di San Salvatore Monferrato

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Il terzo appuntamento della rassegna “NOTTI d’ESTATE al parco torre” si preannuncia come un
viaggio nostalgico, scanzonato e decisamente fuori dagli schemi. Sul palco, un trio d’eccezione
composto da Fabrizio Laddago, Luca Farinotti e Andrea Villa guiderà il pubblico alla scoperta di un
progetto unico nel suo genere. Si parla di un libro, certo, ma soprattutto di un gioco teatrale e
letterario sospeso tra i racconti del calcio romantico e le più incredibili leggende metropolitane
che hanno popolato i bar e le gradinate di un tempo.
Il cuore della serata sarà l’“Abbecedario pallonaro. Da Aaltonen a Zubizarreta”, un’opera nata
quasi per gioco e che, pur avendo trovato la via della stampa, ha voluto mantenere intatta la sua
anima ludica e interattiva. Con uno spirito che oscilla abilmente tra il realismo e la magia, il ribelle
e l’alcolico, l’accademico e il surreale, l’incontro si propone di esplorare gli splendori, le miserie e
le storie fantastiche che compongono il nostro personale alfabeto del calcio.
Sarà un percorso suggestivo capace di mischiare narrazione pura e fotografie sbiadite, cori da
stadio e memorie fumose di osteria, per ricostruire le traiettorie umane e sportive di ventisei
calciatori, uno per ogni lettera dell’alfabeto. Si passerà così dalla meteora Aaltonen all’iconico
portiere Zubizarreta, incrociando i destini e le magie di giganti come Baggio, Charles, Tevez e
Yashin, ma anche i miti di culto come l’oggetto misterioso Luís Sílvio Danuello, le follie di
Edmundo, la sregolatezza di Friday e l’epica panchina di Béla Guttman.
Non mancheranno i dribbling di Hatzipanagis, le storie dimenticate di Índio da Luz, i balletti
attorno alla bandierina di Juary, la grinta di Kempes, la generosità di Lodetti e il talento incompiuto
di Macina. E ancora, l’eleganza di Nakata, la genialità tormentata di Ortega, le corse di Pagano, le
strane parabole di Raposo, i colpi di testa di Skuhravý, fino alle geometrie di Uribe, alla folta
chioma di Valderrama, alle treccine colorate di Taribo West e alle giocate di Xavier.
Un appuntamento imperdibile per chiunque abbia nostalgia di quel calcio pane e salame, dove i
campioni erano prima di tutto uomini, le maglie non avevano ancora i nomi e la linea che separava
la realtà dal mito era magnificamente sottile.

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