Il Ciclismo a Valenza

Visite: 38
Pubblicità
Pubblicità
Condividi l'articolo
Tempo di lettura:4 Minuti, 38 Secondi

di Pier Giorgio Maggiora

Verso la fine dell’Ottocento, Valenza conosce un vigoroso
incremento economico che si riflette finanche nelle pratiche
sportive. Sono gli anni in cui proliferano le società ginniche, si
diffondono le prime biciclette che danno il brivido della
velocità. La ginnastica, l’atletica e il pugilato la fanno da
padroni, ma è il ciclismo che offre ai valenzani gli spettacoli
più esaltanti, una disciplina che sta conquistando popolarità
infinita. È una delle più diffuse nel mondo, con le prime
competizioni agonistiche in bicicletta cominciate dalla seconda
metà del XIX secolo e che si svolgono pressoché unicamente
in pista.
A Valenza, nella pista ciclistica ellissoidale di circa 700 metri,
un ciclodromo formato da due rettilinei e da due curve, che
occupa la zona oggi delimitata da piazza Gramsci e via Trieste,
nella buona stagione si susseguono corse e allenamenti con la
partecipazione dei principali campioni del momento, visti quasi
come degli alieni. È stata tracciata con estro dall’ingegnere
Carlo Grassi, il quale si è preoccupato di dotare l’opera di
ampie tribune e di cintare l’intera superficie della pista con una
staccionata. Nel mezzo del campo, è stato scavato un pozzo
per annaffiare il terreno della pista. Nulla manca, tanto meno la
campanella che dà il via alle emozionanti volate conclusive
delle gare. Nella casa Melchiorre, ritrovo degli atleti del pedale
e della sezione ciclistica del Circolo Ginnastico di Valenza, non
si parla che di rapporti tra ruote dentate, di tempi-cronometro,
di case costruttrici di biciclette: la Humber e la Raleigh
(inglesi), la Brennabor (tedesche), la Peugeot (francese, forse
la migliore). Fra le italiane, prevalgono la Prinetti Stucchi e la
Bianchi. La Folgore del Castagneri di Alessandria è la più
discussa.

Pubblicità

Siamo negli ultimi anni dell’Ottocento e molti baldanzosi
fuoriclasse giungono da ogni parte per gareggiare qui da noi.

Si chiacchiera molto di Federico Momo, Pietro Bixio, Alaimo,
Mosconi e dei valenzani Celeste Melchiorre, figlio di quel
Vincenzo autorevole promotore dell’oreficeria valenzana, e
Armando Torra, due corridori molto resistenti e veloci,
soprattutto nelle gare a cronometro. Si battono alla pari con i
grandi, sorretti da una buona dose di temerarietà e dal tifo
generoso e convinto dei valenzani. Il gruppo dei nostri ciclisti
fa parte della Unione Velocipedistica Italiana Circolo di
Valenza. Anche ad Alessandria il 29 marzo 1904 viene
inaugurato il velodromo locale.
Tuttavia, col passare del tempo, l’impianto valenzano si
profuma d’incertezza; inesorabilmente, le corse si sfoltiscono
e per la pregevole e vantata pista, ormai sciupata dall’incuria, è
la fine. Per ignoti motivi, la cinta è abbattuta, con amaro ed
estremo disdegno, e le tribune e gli spogliatoi sono cancellati
da un incendio, forse un atto di sommo feticismo sacrificale.
Nel nuovo secolo, la bicicletta si converte in pochi anni da
passatempo aristocratico e vagamente eccentrico in mezzo di
trasporto di massa. Poi, nel 1915, viene l’ora del Piave: molti
giovani valenzani entrano nell’estesa fornace della Grande
Guerra. Hanno tifato i loro campioni sulle due ruote, ma ora si
trovano a reggere altri combattenti; le montagne sono le
stesse, ma adesso sono scenari di una ben più sofferta
vittoria.
Gli anni Venti segnano la nascita di alcuni gruppi ciclistici in
questa città (Ciclistica Valenzana e altri), anche se molti dei
nostri corridori non hanno neppure biciclette efficienti per
competere alla pari, ma soltanto dei cicli arrangiati alla meno
peggio. Allo sviluppo dell’oreficeria si accompagna anche la
crescita di una passione per il ciclismo che negli anni
successivi aumenta in modo esponenziale senza precedenti,
facendo si che si passi da raduni che accolgono qualche
decina d’iscritti nei primi anni Venti a raduni degli anni Trenta

dove, per certe manifestazioni, si devono imporre le iscrizioni
a numero chiuso, poiché sono troppe le richieste di
partecipazione. Si parte e si arriva nel viale del Diamante (oggi
viale Oliva) e ci si raduna nel Parco della Rimembranza (oggi
giardini pubblici, scuole Don Minzoni).
Il sindaco Mario Soave avvisa che “dal 1° gennaio 1924 sono in
vendita presso l’apposito ufficio municipale i nuovi bolli per
biciclette ed altri velocipedi con i soliti prezzi dello scorso
anno”.
Durante il ventennio fascista, il regime assegna un ruolo
fondamentale al ciclismo, come simbolo della mitologia
italiana e della forza della nazione. Nel frattempo, cresce il
ciclismo amatoriale e del tempo libero, tanto da diventare un
rilevante fatto sociale anche nella nostra città. Nascono alcune
agguerrite compagini di ciclisti amatori, la cui vivacità è
dimostrata dalla realizzazione di competizioni ad hoc. Tra i
ciclisti del Gruppo Ciclistico di Valenza Gioventù Italiana del
Littorio primeggia Ferdinando Annaratone.
Nelle gare locali si parte da piazza Italia-viale del Diamante e si
arriva in stradale Alessandria (oggi corso Matteotti). La
classicissima è la Coppa San Giacomo, con il consueto
percorso dei 32 (Valenza-San Salvatore-Alessandria-Valenza)
compiuto per quattro volte. Ai bordi della strada sterrata e
polverosa, il pubblico è numeroso e una gran folla si riversa
nella zona del traguardo.
Gli anni Trenta sono plurali in tutto, anche nel ciclismo. È un
decennio durante il quale i giovani valenzani puntano in gran
parte su questo sport. Tra i diversi corridori valenzani
dell’epoca, sempre fieri di rappresentare la loro città e di
mostrare le loro qualità, luccicano il robusto passista Nello
Terzano (detto La Mora, classe 1916), il minuto e caparbio
Alberto Fassino (artigiano orafo, classe 1919) con lo scatto
bruciante quando la salita diventa più impervia (si allena

spesso con Fausto Coppi), Carlo Marcalli (classe 1917), Achille
Molinelli (classe 1922), Carlo Varona (detto Scaiò) e il vigoroso
sprinter Aldo Lenti di Mugarone (detto Murunò).

Partecipa al Giro d’Italia 1935 il concittadino Osvaldo Della
Latta, nato a Sartirana nel 1914 e detto Ratò. È tra i principali
corridori valenzani di tutti i tempi, vincitore di moltissime
corse, per il quale la volata in gruppo è solo una formalità; tra i
dilettanti, vince il Campionato italiano di categoria e prende
parte ai mondiali di Lipsia nel 1931 come indipendente. Negli
anni “imperiali”, tra i corridori valenzani più tenaci ci sono
anche Accatino, Cattaneo, Moraglio, Pareto, Trinchero,
Visconti.

Condividi l'articolo

Ti potrebbero interessare

Articoli dello stesso autore