AL CINEMA PER VOI.  “RENTAL FAMILY – Nelle vite degli altri” di Hikari

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di Maria Antonella Pratali

Un attore americano (Phillip) che vive in Giappone, dove ha recitato in spot pubblicitari e in ruoli marginali, fatica a trovare un lavoro stabile e accetta di recitare la parte dello straniero presso un’agenzia (Rental Family), che mette a disposizione attori che impersonano famigliari, amici, partner, colleghi o “morti” su richiesta. Superati i primi imbarazzi, Phillip riesce a calarsi perfettamente nei ruoli richiesti, ma la sua personalità empatica non gli consente di affrontarli con il dovuto distacco e con una necessaria dose di cinismo.  Finisce quindi per farsi coinvolgere in relazioni affettive, che da un lato gli causeranno problemi e sofferenze, dall’altro contribuiranno a restituire un briciolo di autenticità ai rapporti umani che lo circondano e che, in parte, lo riguardano direttamente. 

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La prima domanda che ci si pone è se la storia sia frutto di pura immaginazione o se ci sia qualche riscontro nella società giapponese. La risposta è che non si tratta di fantascienza: in Giappone esistono davvero agenzie simili, nate per rispondere a bisogni sociali ben radicati.

Il film mette in luce la solitudine strutturale di una società in cui dichiarare le proprie emozioni, compresa la solitudine, è motivo di vergogna. Meglio fingere una vita piena, armoniosa e soddisfatta, piuttosto che esporsi al giudizio e allo stigma.

Questo tema è profondamente legato alla cultura giapponese, dove il concetto di armonia sociale e il timore di perdere la faccia spingono molti a nascondere le fragilità personali. Tuttavia, il film parla anche di noi: nella società occidentale, tra social network e costruzione costante di un’immagine felice e “di successo”, la pressione a sembrare sempre soddisfatti è altrettanto forte. Cambiano le forme, ma il meccanismo è simile.

“Rental Family” è quindi un’opera che racconta il bisogno universale di connessione e il paradosso di un mondo in cui, pur essendo sempre più “connessi”, si è spesso profondamente soli.

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